Italiani vittime o solo un po’ pirla?

Dopo secoli riscrivo sul blog…
Mi è da poco arrivata una mail da generazioneattiva (quelli che hanno fatto la petizione affinché togliessero i costi di ricarica dei cellulari).
C’è un link: che rimanda al loro blog dove riportano questo articolo.
Ho letto tutto e, volendo esprimere una mia opinione cerco di inserire il commento, non riesco perché dovrei effettuare il login da utente registrato, ma non trovo il form per registrarmi, così scrivo… e scrivo… e scrivo…
Alla fin fine mando le mie idee ad Andrea D’Ambra (generazione attiva), a il Salvagente (il quotidiano dove è apparso l’articolo) e a Beppe Grillo (non necessita di presentazioni).
Non potevo non riportarlo anche qui, anche se molto lungo e, per molti, sarà tedioso.Gentile signor Grillo,
sono Fabrizio Di Pietro, sono di Milano, ho 24 anni e studio ingegneria informatica.
Avendo sottoscritto la petizione di Andrea D’Ambra per l’eliminazione dei costi di ricarica dei cellulari ricevo la sua newsletter. Oggi arriva con il seguente link: http://dambra.wordpress.com/2008/07/23/cellulari-italiani-vittime-o-pirla/
Mi permetto di scrivere anche a Lei la mia opinione poiché, con molta poca modestia, credo che tanti italiani dovrebbero guardare in casa propria, prima di pontificare a casa degli altri: probabilmente anch’io, se mi trovo qua a scrivere, ma ci tento comunque.

L’articolo in questione si domanda, in ambito di telefonia cellulare, se gli italiani sono più vittime o più pirla. Ho tratto spunto anche per estendere il concetto.
Personalmente? Reputo sia più “Italiani pirla” che non vittime (e non perché sono milanese…)
Trovo inutile lamentarsi di molte delle spese legate ai cellulari per svariati motivi:
– nessuno è OBBLIGATO a comprare un cellulare, tantomeno un i-phone, è una scelta effettuata in piena autonomia;
– a maggior ragione nessuno è obbligato a spendere più di 50€ per entrare in possesso di detta tecnologia. Oltre i 50€ (per l’utente medio che più che telefonate e sms non fa) è tutta spesa aggiuntiva inutile;
– foto e video le fanno meglio degli apparecchi dedicati e altrettanto portatili come un cellulare, non sono servizi indispensabili in un telefonino;
– non è utile chiamare dal lavoro per dire “sto arrivando”: gli orari di lavoro sono fissi per la maggior parte dei cittadini, quindi perché avvisare alle 17:55 che alle 18:15 sarò a casa? Tanto tutti i giorni torni a quell’ora e il traffico è lo stesso del giorno prima e ci sarà lo stesso anche domani. Se ci fosse un incidente allora potresti avvisare che farai più tardi del solito… DEL SOLITO!!!
– esiste un telefono che si trova in casa e non in tasca… con una comoda tariffa si può stare su internet tutto il tempo che si vuole, effettuare chiamate in tutta italia ed, eventualmente, eliminare il canone telecom… perché chiamare verso un cellulare? Oppure, perché, seduto alla scrivania, chiamare dal cellulare i tuoi amici seduti, ognuno alla propria scrivania, al cellulare?
– in alternativa si possono usare altri sistemi grazie a una scoperta eccezionale fatta dall’uomo: un apparecchio chiamato computer. Ci sono svariati programmi (Skype, TeamSpeak, lo stesso Messenger ecc…) che permettono di chiamarsi gratuitamente. Addirittura si può fare una videochiamata senza pagare uno sproposito, ma la sola tariffa flat. Che invenzione incredibile, vero?
– l’unica cosa per cui ci si potrebbe lamentare sono i costi degli sms (effettivamente elevati), ma anche in questo caso arriva in aiuto il computer che permette di inviare mail, usare programmi di instant messaging ecc…

Penso che il cellulare non sia un oggetto così indispensabile: è un “di più”. Serve in caso di emergenza, o se tutti i metodi di comunicazione sopra citati non sono serviti allo scopo.
Trovo inutile, pertanto, continuare a piangersi sempre addosso (cosa tipica di noi italiani e pochi altri popoli). Impariamo, piuttosto, a non essere convinti che DOBBIAMO avere SUBITO ciò che VOGLIAMO
(“Pronto c’è Tizio?”
“No è fuori, torna tra una mezz’ora, ti faccio richiamare?”
“No, grazie, semmai riprovo io più tardi. Buona giornata”
in alternativa si può anche rispondere “Sì, grazie”…)
e che non possiamo continuare ad accampare diritti inesistenti (i-phone a 500€… sceglieranno un po’ il prezzo che vogliono da nazione a nazione??? Secondo lo stesso ragionamento, sennò, ci si dovrebbe lamentare dei prezzi dei Mac che costano il doppio di un pc normale e fanno pure qualcosa in meno)

Un’altra parola che è diventata tabù, all’atto pratico è: risparmiare. Tutti la invocano e nessuno cerca di metterla in pratica.

In definitiva: vivo benissimo con un cellulare da 65€ acquistato l’anno scorso (dopo anni che ne usavo uno da 39,90 che mi ha abbandonato) e ho una spesa annuale di circa 30€. E riesco a comunicare con chiunque ciò che deisdero… non mi pare una spesa proibitiva, no?

Alla stessa identica maniera non compro il megamacchinone se non riesco a pagarmi nemmeno una casa (e ce ne sono tanti); non vado a cercare un vestito alla boutique, posso prenderlo al mercato rionale sotto casa (sto indossando un paio di jeans che comprai a 10.000 Lire e sono integri, si è solo un po’ sbiadito il colore); quest’anno sono uscito una sola volta a fare un happy hour, eppure non mi sento anormale e ho pure degli amici anche senza andare in discoteca; ho investito qualche soldo in più andando al cinema qualche volta (sempre in giorni a tariffazione ridotta o con sconti derivanti da altre cose); il sabato sera non esco quasi mai andando per locali, ma mi diverto da matti e durante la settimana, quando mi vedo la sera con qualche amico, parliamo, ci facciamo un giro… e non siamo dei disadattati o degli emarginati; ho la patente, ma ho fatto un mensile per studenti per usare i mezzi pubblici, anche se vivo di fianco all’università, perché con 17€/mese giro Milano in lungo e in largo e velocemente, sono sempre puntuale e non mi sento impotente perché prendo la metropolitana.
Incredibile, vero? Nonostante ciò ho anche una ragazza, CAVOLI!

In definitiva, e mi scusi se mi sono dilungato troppo e se ho usato toni a volte sarcastici, ma penso che la maggior parte dei problemi che ci sono in Italia siamo noi stessi (ognuno nel suo piccolo). Perché non abbiamo studiato adeguatamente materie scientifiche o umanistiche? Perché siamo dei caproni e ci meritiamo il trattamento da caproni che ci viene riservato? Perché siamo menefreghisti? Perché siamo degli individualisti/egoisti? Perché siamo cristiani, atei, protestanti, musulmani, ebrei o animisti? Perché siamo popolo di santi, poeti e navigatori?
Scelga Lei…
Con questo non nego l’esistenza di molte problematiche legate ad aziende, a politici, a chiesa, ad informazione, e a tante altre cose, solo li vedo come conseguenza del nostro modo di fare (in molte occasioni, non tutte).
Un’ultima cosa poi ho terminato, quest’ultima parte non è in contrasto con quanto detto sopra, non sto facendo una pianto collettivo invece che individuale per scaricarmi di un po’ di lacrime, vorrei solo che tutti applicassero quanto ricorda Kant che sostiene che il modo di agire di una persona debba essere come se fosse una massima per tutti. Esemplificando: non bisogna buttare lo sporco per strada non perché c’è una legge, ma perché se tutti lo facessero ci ritroveremmo in una grande pattumiera. E se cade inavvertitamente una carta di tasca mentre cammino, posso anche raccoglierla e non lasciarla lì perché “tanto ci pensa qualcun’altro”. NO! Non ha senso lamentarsi che i politici e tutto il marasma vario non si prenda mai le sue responsabilità se siamo noi i primi a non farlo! CI STA BENE!!! In Italia ci vuole sì una rivoluzione, MA CULTURALE PRIMA DI TUTTO!!!!!!!!!!

Se vogliamo davvero che l’Italia migliori, si riprenda, o quel che è, dobbiamo partire da casa nostra, prima che da casa degli altri.

Mi scusi per la lunga e, magari, tediosa lettera, ma anche queste sono cose che non vengono mai dette, non solo quelle legate agli affari di Berlusconi, di Bossi, di Di Pietro o di Veltroni.

Le auguro buona giornata
Fabrizio Di Pietro

Questo è quanto ho scritto a Grillo, agli altri due, invece, ho mandato solo un estratto senza le estensioni del pensiero a campi esterni alla telefonia mobile.

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