#Accessibilità online: what else? – parte 2

Accessibilità: semantica del codice

Passiamo alla parte di cui più ho conoscenza: quella tecnica (ok, per molti potrà essere palloso, ma cercherò di spiegarmi in termini meno tecnici possibili…)

Premettiamo un paio di cose molto nerd:

  1. un codice ben scritto, in quanto frutto della creatività umana, è come un’opera d’arte (un quadro, una poesia, una musica…)
  2. per quanto una persona possa aver da ridire sul punto 1., il punto 1. è vero (questa è più da delirio di onnipotenza, ok…)
  3. se uno non ha mai programmato per un periodo lungo (soprattutto al di fuori degli eventuali obblighi scolastici) non è in grado di comprendere il perché del punto 1. (e di conseguenza il punto 2.) – la conferma di ciò mi è arrivata da Alessio che, avendo cominciato a lavorare nell’informatica, una sera mi dice:”Ora capisco”

Nell’introduzione (nel primo post) lamentavo la presenza di tag HTML tipo <table>, <tr>, <td> ecc… per realizzare la struttura delle pagine html. Partiamo dal principio.

  • Una pagina HTML  viene scritta attraverso dei comandi chiamati tag.
  • I tag non sono altro che delle sorte di contenitori di qualcosa (altri tag oppure contenuti).
  • Non danno istruzioni al computer tipo: somma il numero intero 3 con il numero intero 2 e scrivi il risultato dopo che schiaccio invio.
  • In HTML i tag non sono personalizzabili: c’è un elenco e quello va usato e rispettato (conformità alle specifiche W3C)

Date queste premesse e questi vincoli, i produttori di browser cercano di creare dei programmi (i browser) che leggano correttamente ed in conformità alle specifiche, quanto presente in quello che viene inviato dal server in formato HTML.

C’è un’annosa questione cominciata ai tempi di Netscape, continuata con “l’era Internet Explorer” ed ormai quasi completamente superata (IE, in realtà, non è ancora completamente conforme a parte di alcune specifiche legate ai CSS, ma verrà – forse – analizzato più in là), che era la capacità dei browser ad interpretare correttamente quanto scritto dai programmatori.

Questo ha contribuito, negli anni, alla creazione (ed all’apprendimento) di codice non conforme alle specifiche degli standard W3C, ma a dei formati non standard diversi da produttore a produttore (la stessa pagina visualizzata in maniere differenti a seconda del browser o del sistema operativo in uso).

Per ridurre il lavoro da impiegare dietro ad un sito, pertanto, si cominciò ad utilizzare, come scorciatoia, l’uso delle tabelle. Effetto: lavoro meno, tengo lo stesso prezzo ergo ho guadagnato di più sulle spalle del mio cliente (che si rifarà sui suoi clienti ecc… insomma il giro dei prezzi alti).

Il concetto è molto semplice:

  • per creare una pagina ipotizziamo di disegnare (a blocchi rettangolari) il suo layout su un foglio di carta a quadretti
  • contiamo quante colonne creiamo
  • contiamo il numero di blocchi verticali
  • unisco righe e colonne alla bisogna
  • ho ottenuto il mio layout

Per fare una prova si può tranquillamente aprire word e creare una tabella n*m e cominciare ad unire le celle e vedete che avete creato un prototipo di layout.

Il tutto, essendo così semplice portò, oltretutto, alla creazione di software WYSIWYG (What You See Is What You Get: ciò che vedi è ciò che ottieni) che immise sulla rete codice ciofeca ancor più rapidamente (per esempio i vari FrontPage, DreamWeaver e compagnia di qualche anno fa) … ma questo è un altro discorso…

Ora la questione è questa: quando sto scrivendo che quello spazio è una tabella, dovrei intenderla (a livello di codice) come un contenitore di dati tipo elenco del telefono, tipo riepilogo dei dati anagrafici di una persona, tipo risultati della schedina del totocalcio o del lotto…

Quello che è successo, invece, è che si sono usate le tabelle come scatole da riempire posizionando le cose come si vuole, con i vari effetti grafici ecc… snaturandone la ragion d’essere. I blocchi logici della pagina non corrispondevano a strutture delegate alla funzione di blocco, ma a strutture delegate a forme tabulari.

E tutto questo?

Tutto questo serve da base per comprendere come mai è fondamentale l’accessibilità 😉

Scusate il tedio…

— continua —

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Accessibilità online

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