Come aprire una partita IVA? – parte 2: agenzia delle entrate (#partitaiva #iva #agenziadelleentrate #inps)

All’agenzia delle entrate conviene andarci muniti già di tutte le scartoffie a posto. La principale è un foglione simile al modulo pagamento delle tasse, già compilato di tutti i dati necessari. Chiedetelo al vostro commercialista, che, come consigliato nella prima parte in cui parlavo di come aprire una partita iva, vi sarete scelti, e compilatelo assieme a lui. L’operazione è lunga, ripetitiva e, come per ogni maledetto modulo in Italia, vi verrà il crampo a furia di firmare autografi a destra e a manca.

Sarà che tendo a vedere positivo, sarà che sono fortunato, ma dopo un paio di orette scarse ci accoglie allo sportello un uomo gentilissimo.

A disposizione viene messo, per chi abbita nella zona, un “tutor” per qualunque domanda. Gira che ti rigira non ne ho approfittato, vedremo se sarà andata bene o meno. Il tutor ti seguirebbe per un anno, in cambio devi già dall’inizio dare a cadenze abbastanza regolari una marea di informazioni indietro (mi pare di aver capito tutte quelle cose tipo l’iva ogni tre mesi)… troppo impegno per ora. Avrò tempo di versarla e presentare i conti a cadenze regolari fra tre anni (sperando vivamente di essere ancora in parita iva).

Non so se questo valga in tutta Italia o meno. Riscontri sono utili alla mia curiosità e possono essere utili a chi, eventualmente, leggesse questi post, pertanto: sono estremamente graditi 🙂

Tornando all’agenzia delle entrate… Le procedure, se il foglione è stato sistemato e ben compilato, sono rapidissime. Un paio di domande (il tempo di farsi dare del co***one per aver lasciato il posto fisso in un’azienda pubblica in questo periodo), un paio di timbri ed il gioco è fatto. La più critica è stata quella legata al tipo di regime a cui sottostare.

Mi hanno fatto sorgere dei dubbi quando, in seguito alla comunicazione della decisione di aprire la partita IVA agevolata (massimo 30000 – trentamila – euro di fatturato all’anno), mi hanno detto che avrei pagato sì il 10% i primi tre anni, ma avrei dovuto pagare OBBLIGATORIAMENTE il 25,72% di INPS. Questo nonostante io stia già pagando una pensione privata.

Cambiare all’ultimo, però, quanto già deciso col commercialista e farsi venire nuovi dubbi quando ormai hai praticamente firmato tutto… ho detto di lasciare così. Con una buona dose di fatalismo: se ormai così doveva essere… così sia.

In seguito ho scoperto di aver fatto una scelta buona, non ottima, non cattiva. Il regime agevolato, infatti, prevede una percentuale da versare all’INPS minore (17 e qualcosa mi pare), ma una tassazione maggiore: il 20%. In pratica: lo stato ti deve prendere circa il 35/36%? Bene, o in un modo o nell’altro te lo piglia. Tanto vale sperare in una pensione che non arriverà mai 😀

Per farla breve: terminate le mille firme e le mille praiche, ti stampano un foglio. Un A4 semplice. Quello è il certificato di attribuzione di partita IVA. In pratica lega la tua persona fisica a quel numerino di 10 cifre che ti accompagnerà per un po’ di tempo (si spera a lungo).

Più in là parlerò di un po’ di problemi incontrati nel tentativo di crearsi un mercato.

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