Andare via dall’Italia per lavoro ed il resto! O no? #italia #fuga #digressioni

Sarà la situazione attuale, sarà la storia recente, saranno le motivazioni che si vogliono; sta di fatto che su Facebook è saltato fuori questo status da parte di un amico (M.):

è giusto scappare in un altro paese o rimanere nel nostro e lottare per migliorare le cose? bella domanda…

Da qui ne è scaturita una disquisizione di media lunghezza che voglio riportare (P1 è una terza persona) evidenziando alcuni punti che ritengo “salienti” — UPDATE in cui ho modificato i colori per migliorare un po’ la leggibilità —:

Io: La seconda… la prima è comprensibile, ma non la trovo condivisibile (dati i motivi sottointesi)…

M.: anche perchè dopo è inutile lamentarsi di rumeni e marocchini che scappano dai loro paesi perchè ci stanno male quando facciamo pari pari come loro…

Io: beh, non era proprio quello che intendevo, ma… sì, può essere una delle motivazioni :). Personalmente la buttavo più su un fattore di:”Vuoi migliorare il tuo paese? Datti da fare in prima persona perché non puoi aspettare sempre che siano gli altri a ‘fare'”

M.: certo, hai pienamente ragione! e soprattutto da parte di noi giovani… ma sembra che la maggior parte sia troppo impegnata a mangiare al ristorante, andare in disco e sbronzarsi… certo è più semplice non vederli che affrontarli i problemi, ma così non andiamo avanti… poi con la casta politica che abbiamo…

Io: Cominciamo da noi stessi, senza pensare/giudicare gli altri. Per quanto riguarda i politici poi… stendiamo un velo pietoso, va… la discussione si farebbe troppo lunga 🙂

M.: dici che ci vorrebbe un capo rivoluzionario? 🙂

Io: Non reputo sia più tempo di “rivoluzione” alla vecchia maniera. Non masse, ma insiemi di individualità. E non piazze, ma mondi paralleli (internet). Molto più potenti e devastanti. In grado di far cambiare parti di decreti legge in una giornata semplicemente attraverso la sospensione di un servizio (wikipedia docet). I modi e i tempi sono molto differenti e le cosiddette “rivoluzioni” devono essere rivisitate e modernizzate.

M.: sono visioni diverse di cambiamento, cmq qualunque sia il metodo secondo me la cosa importante è agire, e anche in tempi brevi, perchè la situazione non è bella…

Io: Già, visioni diverse, però concordo circa l’azione 😉

M.: come diceva una volta qualcuno: El pueblo unido jamas sera vencido! 🙂

P1: L’unica soluzione è quella più drastica. CANCELLARE TUTTO, il nostro modo di vivere, il mondo come lo conosciamo ora, e accadrà, a causa nostra o dell’universo. Una volta qualcuno a detto “Sai perchè sono nate le guerre? Perchè il mondo è nato senza l’uomo e senza l’uomo finirà”, non penso che capiterà, ma accadrà un cambiamento globale che riunirà le persone e le farà crescere, con le buone o con le cattive.

Io: Cosa intendi, però, con cancellare tutto? Estinzione? Non ci sarebbe nulla da far crescere… Ritorno al passato? Personalmente la vedo troppo conservatrice come posizione (più delle mie che, normalmente, lo sono già a sufficienza 🙂 )

P1: Non estinzione, ma la storia ci insegna che quando una civiltà tocca l’apice della decadenza morale, che perde il controllo, cade. E’ inevitabile, e solo chi havrà forza morale sopravviverà e potra ricostruire un mondo nuovo 🙂

Io: Vero, la storia è piena di eventi che riconducono a questo. A questo punto, però, sarebbe divertente inerpicarsi sulle previsioni riguardanti quale sarà l’area del mondo che trainerà il “nuovo mondo”… (fermo restando che credo proprio che non riuscirò a vederlo… sai le ere storiche come sono: sempre lente, lunghe… mai che si diano una mossa… :D)

[…]

Il motivo principale per cui ho riportato quanto scritto su Facebook è dettato dalla volontà di ricevere anche riscontri esterni, di persone conosciute e, soprattutto, sconosciute, per confrontarmi con idee differenti dalle mie e da quelle che mi gravitano intorno (e di conseguenza mi influenzano, anche solo se fosse una minima parte) tramite i miei amici.

Penso, inoltre, di scrivere più di un post sull’argomento “fuga dall’Italia” e simili poiché l’idea, è cosa risaputa, mi ha toccato ben più di qualche volta (non nel senso di “scappare dall’Italia” perché qui si stia male o simili, quanto “prendere momentaneo congedo dall’Italia”  – per un periodo anche lungo – per fare altre esperienze).

Mi piacerebbe ricevere riscontri di chi si trova nella situazione di aver già scelto di andare via, chi ci pensa, chi è contrario ecc… mi interessano le idee e le motivazioni che spingono a scegliere l’uno o l’altro fronte (o entrambi).

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2 Pensieri su &Idquo;Andare via dall’Italia per lavoro ed il resto! O no? #italia #fuga #digressioni

  1. Buon giorno,
    la discussione è oltremodo interessante con varî punti che andrebbero sviluppati separatamente e con maggiore attenzione (quindi sarò lungo, prolisso, ma spero non troppo noioso):
    – prima di tutto, come si dovrebbe agire:
    i) – andare e fregarsene o andare e lottare dall’estero?
    ii) – restare e sopportare o restare e lottare?
    iii) – e se si lotta, quest’azione deve essere nel rispetto delle regole e in ispregio alle regole?
    – in secondo luogo, chi dovrebbe agire:
    i) – il cittadino singolo nel suo piccolo?
    ii) – i capi di gruppi che rappresentano solo una parte dei cittadini?
    iii) – i rappresentanti indicati democraticamente dai cittadini?
    Comincio col dire, a mio parere, che noi italiani non stiamo cosí male da reagire in una rivoluzione popolare.
    Ci sono molte persone, in particolar modo giovani, che non vedono un futuro roseo e decidono di andare all’estero a trovare lavoro, a fare esperienze… e questo è un evento positivo indipendentemente dalla situazione corrente. Qualcuno potrebbe obiettare che i giovani siano costretti a cercare un futuro altrove, ma su questo punto non sono d’accordo. Un giovane ha aspirazioni che qui non può soddisfare e se ne va, come se ne andrebbe anche se qui ci fosse un altro governo: aboliamo l’albo degli avvocati? va bene, ma possiamo avere 10 volte il numero di avvocati perché “io ho la laurea”, non si vuole sudare… In Italia mancano migliaia di panettieri (non sto parlando di raccoglitori di pomodori o patate che svolgono un lavoro decisamente poco gratificante); perché, quindi, invece di farsi mantenere dai genitori a Scienze politiche, Filosofia questi ragazzi che vanno a fare i camerieri all’estero per mantenersi non mettono le mani in pasta?
    (Ho citato questi due indirizzi universitarî senza cattiveria, ma perché secondo me dovrebbero essere scelti da poche persone con caratteristiche particolari e, invece, spesso vengono frequentate da chi non ha voglia di studiare “seriamente”, da chi vuole “divertirsi” all’università, da chi vuole “fare” il politico.)
    Alla prima domanda, di conseguenza, la mia risposta è: chi ha la brama di viaggiare e conoscere culture differenti, chi sente che l’Italia, per forza di cose, è piccola rispetto alle possibilità (anche di ricerca) offerte dall’America vada pure a diffondere una buona “italianità”, vada a capire e carpire il meglio da ogni nazione – e, se un giorno dovesse tornare, cerchi di contestualizzare codesto meglio che ha trovato.
    Chi d’altro canto fugge dall’Italia perché si è disilluso, o piú plausibilmente perché non ha le capacità di restarvi, ci resti, all’estero, non lo vogliamo. In Italia per migliorarla, servono persone che vogliano migliorarla (o che quanto meno non siano di intralcio).
    Come deve essere portata avanti questa lotta? nel rispetto delle regole fino a quando è possibile.
    Ritengo che manifestare il propria contrarietà a un governo eletto democraticamente, che è stato scelto dalla maggioranza di coloro che hanno deciso di prendere posizione, che si comporta nel rispetto della costituzione (che prevede le opportune modalità di controllo) bruciando macchine, rompendo negozî, impedendo il lavoro degli altri… non sia il modo corretto. Banalizzo un esempio recente: FIAT, con le regole vigenti, non si sente competitiva sul mercato europeo\mandiale; o chiude, o si sposta o (evento rarissimo da parte di un “padrone”) chiede l’opinione (scontata) ai proprî operai; consultazione\referendum: regole diverse con meno garanzie per i lavoratori in modo da per poter continuare a vendere (produrre non è sufficiente) nel mondo o garanzie mantenute, ma nel giro di poco tempo andremo a produrre dove il mercato consente di vendere a prezzi competitivi; esito: la maggioranza (chi ha vinto) ha deciso di sacrificare alcune garanzie pur di poter continuare a lavorare; la minoranza (chi ha perso) non è d’accordo (ma no!) e organizza scioperi, picchetti…
    È assurdo ciò: per quale motivo una maggioranza dovrebbe essere tenuta in scacco da un manipolo di perdenti!? La TAV è voluta, o tollerata, da 30 milioni di abitanti del nord, ma i lavori non procedono perché una minoranza di tremila, o anche trentamila, persone è contraria!? Questa democrazia nella quale viviamo è trattata in modo ridicolo: invece di rappresentare il governo della maggioranza rappresenta i soprusi delle minoranze.
    Checché se dica l’Italia è un paese libero e democratico, quindi i perdenti, se vogliono, o meglio meritano, di vincere, scendano in campo e giochino con le regole corrette; non c’è alcun motivo di lottare con mezzi non democratici: bisogna rispettare i vincitori (anche se forti), riorganizzarsi e riprovare.
    {A chi non rispetta le regole del gioco e pretende boriosamente, gliene darei tante, ma tante…}

    E qui arriviamo alla mia seconda domanda: chi?
    Prima di tutto tutti coloro che vogliono un miglioramento devono impegnarsi nel loro piccolo: lamentarsi e non fare niente è pietoso, o meglio disgustoso. Io, lo ammetto, se non costa eccessiva fatica\danno cerco di rispettare le regole: quanto mi impegna mettere in tasca la carta del pacchetto di sigarette e buttarla al primo cestino, invece di buttarla a terra? Conosco persone che si lamentano che la città è sporca, non è civile far vivere cosí i cittadini e poi… gettano a terra la pubblicità, i pacchetti di sigarette, le sigarette e chi piú ne ha piú ne getti. Quanti poi ne vedo che sono cosí incivili anche mentre sono appoggiati al cestino della pattumiera. E non mi si venga a dire che non è questo che serve per cambiare l’Italia: è proprio dai gesti quotidiani che può sgorgare un rinnovamento, altrimenti è come oggi: abbiamo dei cani al governo e potremmo sperare di passare a dei maiali. I cambiamenti “democratici” devono partire dal basso, cosí che ci siano sempre piú persone migliori che salgono i gradini del vivere politico fino ad ottenere dei rappresentanti tendenzialmente onesti e che utilizzino uno dei due occhi per guardare l’Italia. Ora, oggi, noi Italiani abbiamo esattamente il governo e l’opposizione che ci meritiamo… né piú né meno… sono i nostri rappresentanti.
    Ma visto che io non ho la pazienza, né l’ottimismo, di aspettare che l’italiano medio si migliori fino ad avere una maggioranza di governanti decente e degna, auspico che ci sia un gruppo “onesto” che prenda in mano le redini.
    Il singolo deve comportarsi civilmente e lottare nel suo piccolo mondo, ma se si vuole il cambiamento io spero che un qualche Generale – sí proprio l’Esercito Italiano (e un paio di volte nella storia recente il golpe è stato sfiorato) – abbia la forza e l’onestà di esautorare tutta la marmaglia che ci governa, di metterla ai ceppi per indegnità, rifondare un parlamento piú piccolo, con una nuova costituzione e con nuovi codici (senza portarsi appresso leggi del 1848 e prima) che tengano ben presente e prevengano le possibili degenerazioni e distorsioni che vediamo tutti i giorni, con una giustizia rigorosa e non lassa e debole, con ordine e rispetto (per coloro che non ne conoscessero il significato, seguire il collegamento: http://www.treccani.it/vocabolario/rispetto).
    Con una dittatura transitoria potrebbe anche andarci male (e allora sí che lotteremo), ma da questa odierna demagogia, non democrazia, sicuramente non c’è via di salvezza, non è possibile un autocambiamento.

    L’Italia è il paese al mondo col miglior potenziale.

  2. Proprio oggi ho trattato questo argomento nel mio post.

    E’ molto difficile dire cos’è giusto e cosa è sbagliato, forse perché non esiste il giusto e lo sbagliato? Provocazione! 🙂

    Credo che il nostro paese abbia bisogno di persone rette, ma davvero onestissime, con una moralità incredibilmente alta.

    Concordo sul fatto che, ognuno di noi, nel suo piccolo, debba impegnarsi a dare il buon esempio. Basta anche un gesto, quello di spegnere la sigaretta sul marciapiede e buttare il mozzicone nel portarifiuti (ma stando ben attenti a non incendiarlo ok? )

    Era solo un esempio minuscolo, ma, vi assicuro, che quando lo faccio, anzi, lo facevo perché son riuscita a smettere, la gente mi guardava storto!!!!

    Io sono Silviaggia, e sono incazzatissima con gli italiani più che con i politici: dopotutto siamo noi che li mettiamo dove stanno, e poi ce ne laviam le mani se fanno il bello e il brutto,… e pensare che sono nostri dipendenti, Vi rendete conto? Li paghiamo noi!!! :O

    Sono una blogger free-lance che sta per trasferirsi da Milano. Ma non scappo all’estero: vado in Sardegna, a vedere se si può cambiare qualcosa.
    Il mio Blog è una sorta di testimonianza di un cambio di vita e di una ricerca di cose semplici e autentiche, come la terra, il mare, le tradizioni…
    http://adiosmilan.blogspot.com

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