Ministro per Internet: no grazie #corriere #internet #politica #ministro

Leggo oggi sul Corriere della Sera una notizia il cui titolo recita così:

Il web è ormai il 2% del nostro Pil
È ora di un ministro di Internet?

Come ben saprete, ormai, sul blog cerco di fare un pochino di informazione condita con le mie opinioni ed un tema che riguarda internet, rientrando in qualche maniera nel mio ambito di studio e di lavoro, mi interessa particolarmente. Non posso non parlarne e mi scuso in anticipo se ci saranno più numeri del solito.

Massimo Sideri, giornalista del Corriere, si interroga sulla necessità di un ministro di internet poiché il PIL generato da internet in Italia (quindi principalmente l’e-commerce – n.d.f.) è giunto al 2% e che viene stimato in crescita fino al 4% nel 2015. La prima motivazione addotta è legata al fatto che “Oggi l’Agricoltura – che ha un proprio ministero – rappresenta il 2,63% del Pil” e che il tasso di crescita stimato da qui al 2015 del settore è del 18%.

Bene, detta così sembra un’idea sensata, però sono in totale disaccordo.

Perché non voglio un ministro per internet?

Dal mio punto di vista, infatti, ci sono motivazioni, magari qualunquiste, che rispecchiano l’attuale situazione italiana.

In prima battuta non credo, personalmente, che a una start-up legata ad internet formata da ventenni/trentenni carichi come delle molle e con un sogno nel cassetto interessi dialogare con un ministro che avrebbe, come minimo, 65 anni che non sa come si accende un computer (ricordiamo ad esempio il Presidente del Consiglio appena uscito – Berlusconi – che non sapeva quasi cosa fosse un computer, oppure prendiamo il giovanissimo Mario Monti (classe ’43 – 68 anni) che si insedierà in questi giorni…).

Un’altra motivazione molto forte, a mio avviso, è legata alla libertà della rete: oggi è in grado di crescere perché si autoregolamenta e perché i monopolisti possono essere spodestati – potenzialmente – in breve tempo (si pensi a ciò che fece Google nei confronti degli altri motori di ricerca ai tempi della prima bolla di internet attorno al 2000: ha spodestato i “big” per diventare esso stesso monopolista grazie ad una capacità/qualità migliore nel settore della ricerca online). Se penso a tutti i tentativi di censura e di regolamentazione sciocca che sono stati tentati in questi anni da quattro politici ignoranti in materia, rabbrividisco all’idea di averne uno che si dedica anima e corpo, 24 ore su 24, a tentare di rovinare una cosa bellissima come internet.

Una provocazione mi viene in mente pensando al ragionamento sul PIL. Se ci fermassimo solo al PIL, infatti, potremmo anche chiedere un ministro per la mafia (ok, direte che non è necessario viste alcune presenze in parlamento :)…), uno per la prostituzione, uno per i giochi d’azzardo e uno per le merci contraffatte. Sapete quanti soldi girano in quei settori?

Come far dialogare politica e internet?

Molto più semplicemente credo che le cose possano (e debbano) restare così come sono. La politica deve, anzitutto, imparare il linguaggio di internet, dell’informatica e di tutto quel mondo “nuovo” e sconosciuto alle amministrazioni.

Successivamente i vari ministri/ministeri devono interfacciarsi con le differenti realtà senza mettere di mezzo nuove figure che altro non sarebbero che un costosissimo tramite. L’informatica e internet, come Massimo Sideri saprà sicuramente, sono trasversali alla quasi totalità dei settori e si rischierebbe, secondo me, di dover dialogare non solo con un referente, ma con due o tre referenti alla volta. Basti pensare, prima di proporre un ministro ad hoc, che gli informatici non hanno un contratto nazionale dei lavoratori… alcuni sono metalmeccanici, alcuni commerciali ecc. E nessun informatico è ancora morto per questo.

Infine ritengo che se la politica volesse davvero avvicinarsi ad internet, dovrebbe incentivarne l’uso attraverso finanziamenti alle infrastrutture e adottando nuove misure, come, ad esempio:

  • wi-fi nelle città
  • diffusione sempre maggiore della banda larga
  • siti delle amministrazioni semplici da usare (anche se qui va dato comunque un plauso a Brunetta di aver fatto sì che l’Italia avesse un sistema ed una quantità di servizi offerti che, quest’anno, l’ha portata ad essere tra le prime in Europa – come dimostrano gli indicatori internazionali. Va aggiunto, però, che la semplicità d’uso e la facilità nel trovare informazioni e percorsi all’interno dei siti lascia un po’ a desiderare)
  • adozione di nuove tecnologie nelle amministrazioni comunali, regionali, statali
  • massima apertura del mercato per le start-up che volessero intraprendere la realizzazione di reti dati locali e diminuzione dei costi e della burocrazia legati a questo genere di attività (leggevo un po’ di tempo fa che per il primo cliente, in Italia, una start-up che volesse realizzare un’infrastruttura per una nuova distribuzione della rete, andrebbe a spendere qualcosa come 55000€ – sì, cinquantacinquemila – come contributo amministrativo. Appena (se) ritrovo l’articolo lo linko)

— UPDATE —

Trovato il link dei 55000 euro: http://www.webnews.it/2011/11/02/assoprovider-lettera-aperta-al-ministro-romani/

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3 Pensieri su &Idquo;Ministro per Internet: no grazie #corriere #internet #politica #ministro

  1. Premetto sul fatto che sono d’accordo con te sul fatto che non si senta il bisogno di un ministro di Internet.
    Mi sorprende però leggere che secondo te Monti non capisca nulla del mondo dei computer solo per il fatto che ha 68 anni… è abbastanza superficiale come affermazione, non credi? Anche perché Monti viene ricordato principalmente per la prima multa seria a Microsoft, che si occupa appunto di queste cose…
    E non è vero che la rete è in grado di auto-regolamentarsi sempre e comunque, basti pensare alla privacy e a ciò che sta facendo l’UE proprio in questi giorni.

    • Vero ciò che dici per la questione Microsoft e su Monti, quella che ho fatto è una generalizzazione iniqua realtivamente alle capacità individuali, pertanto correggo.

      Sul fattore autoregolamentazione, invece, non ho affermato che la rete si autoregolamenti “sempre”. Sono certo, però, che l’autoregolamentazione on-line (visto che i potenziali “controllori” sono quattro miliardi) sia, al momento, più efficace di un tentativo di controllo da parte dell’attuale classe politica in Italia.
      Non nego che, in futuro, possa esistere ed essere cosa buona una qualche forma semplice di regolamentazione “dall’alto”, ma temo che sarebbe comunque complessa in quanto internet è una struttura internazionale e sarebbero necessarie misure comuni tra tutti gli stati del mondo… e se già è difficile mettere d’accordo tutto uno stato…

  2. Buon giorno,
    cominciamo col chiederci qual è l’utilità di avere un quale che sia ministero.
    Nella Costituzione italiana non si accenna a particolari Ministeri se non a quello della Giustizia:
    «Il Ministro della giustizia ha facoltà di promuovere l’azione disciplinare» (Art. 107) e «…l’organizzazione e il funzionamento dei servizî relativi alla giustizia» (Art. 110).
    Neanche è indicato lo scopo del ministero – solo del Consiglio dei Ministri –; forse per analogia con l’articolo 95 («Il Presidente del Consiglio dei Ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l’unità di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l’attività dei Ministri») nel sito del governo, http://www.governo.it, si indica che “Spetta ai ministri la funzione di indirizzo politico, e cioè la definizione degli obiettivi e dei programmi da attuare e una funzione di controllo sulla rispondenza dei risultati della gestione amministrativa alle direttive generali impartite”.
    Perché, quindi, avere, per esempio, un Ministero dell’Agricoltura? (che è stato, tra l’altro, è stato eliminato 2 o 3 volte con i referendum!)
    A mio parere l’utilità è appunto nell’individuare un’entità che mantenga “un indirizzo politico”, una coerenza di massima negli intenti, di modo che non sia che altri ministri, o enti, perseguano strade che si scontrano con altre decisioni prese precedentemente.
    Lo scopo mi sembra, pertanto, lodevole. L’unica avvertenza dovrebbe essere quella di non frazionare eccessivamente tale unità. Al momento abbiamo 23 Ministeri, di cui 10 senza portafoglio.
    Forse un ministero apposito solo per Internet, mi sembra molto limitante: l’informazione via rete verrebbe trattata in maniera differente all’informazione via carta stampata? Non nel senso sono mezzi diversi e quindi regolazioni diverse – giustissimo –, bensí comportamenti avulsi l’uno dall’altro – a mio parere errato. Adeguato sarebbe forse un Ministero della Comunicazione… che regolasse in maniera opportuna e con i giusti distinguo le differenze fra televisione, internet, carta, stampata (i problemi dell’anonimato, della permanenza delle informazioni, del diritto di replica…). (Potrebbe anche regolare l’utilizzo dell’italiano.)
    Oggi chi è che decide sulla rete? il Ministero della Pubblica amministrazione e Innovazione? quello dello Sviluppo economico? o un po’ chi vuole a seconda? Semplifichiamo i siti della Pubblica amministrazione e complichiamo i siti del Turismo perché ognuno decide la sua strada? Banalizzando: i siti della Pubblica amministrazione utilizzano ovunque l’italiano (Pagina principale, Novità…) e il sito istituzionale del Turismo una miscellanea (Home, News…)?

    Questo penso.

    Saluti

    Monmartre

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