Lo stato, il credito, il debito e gli interessi #italia #stato #pensioni #unico #credito #debito #interessi

Come tweettato ieri dal mio account (Fabrizio Di Pietro), eccomi a riportarvi la storia relativa al mio tweet:

Bravo #stato! Se c’è una multa da pagare gli #interessi li vuoi, quando devi restituire i soldi, tre li pappi… E domani articolo sul blog.

Molto semplicemente ieri è arrivato il pagamento del credito di mio padre (già pensionato) risultante dalla compilazione dell’UNICO.

Come già saprà chi ha a che fare con i vari moduli UNICO, 730 e compagnia bella, ai lavoratori dipendenti e ai pensionati le tasse vengono trattenute già in busta paga ogni mese. Faccio un esempio pratico che è più semplice.

Prendiamo un lavoratore dipendente che prende un po’ più di 2300€ lordi al mese e compila il modello UNICO. Al netto delle imposte, in busta paga, si trova circa 1400€ (quindi l’accredito in banca è di quella entità):

  • se questo lavoratore non è proprietario di alcuna casa, se non ha dovuto acquistare medicinali, non ha familiari a carico ecc. la questione termina lì. Può addirittura evitare di compilare il modello di pagamento delle tasse (UNICO) perché il calcolo di quanto deve pagare è già stato fatto a monte, quindi è a posto
  • se il lavoratore è proprietario di casa, o ha moglie, figli, o ha dovuto seguire delle cure ecc. ha diritto ad un certa cifra in deduzioni e detrazioni, ovvero può compilare il modulo delle tasse attraverso cui “avvisa” lo stato delle proprie spese che gli hanno consentito di vivere, prendersi cura della propria famiglia ecc. e chiedere che una parte di quei soldi gli venga detratta (e se risulta a credito venga restituita). Con il modulo delle tasse dice allo stato:”Guarda, ho guadagnato un po’ meno di 20000€, sono proprietario della mia casa, però ho una famiglia a carico e ne ho spesi 5000 tra cure mediche, istruzione dei figli ecc.”; si fanno i vari conti e capita, non così di rado, che lo stato debba restituire al lavoratore una certa cifra… magari 300€, magari 1000€… dipende da un’infinità di fattori.

Quando sei a credito, lo stato ti rende dopo un po’ di tempo (1, 2, 3, 4… anni… dipende da come gli gira) il tuo credito.

Fino allo scorso anno gli interessi che lo stato elargiva per i propri ritardi nella restituzione di quanto dovuto, era dell’1% netto sul totale. Quest’anno hanno deciso (senza alcuna informazione da nessuna parte) di tenersi pure quell’1%, restituendo solo ed esclusivamente il credito. O meglio, gli interessi c’erano ed erano 0,0000%.

Se dovessi renderli io, i soldi li vogliono entro 30 giorni, pagando l’8% di interessi, altrimenti, se sforo i 30 giorni, gli interessi schizzano alle stelle. E notate che l’8% non è annuale… Contiamo, inoltre, che devo pagare una multa del 20% sulla differenza debito/credito e che lo stato si arroga il diritto di pignorarmi anche l’anima in caso di mancato pagamento (minacciando attraverso lettere degne delle peggiori bande criminali).

In pratica se io sbagliassi a comunicare le mie imposte per un valore pari a 100€, allo stato dovrei restituire, entro 30 giorni dalla notifica della cartella esattoriale, 100€ (il mio debito) + 8€ (gli interessi entro 30 giorni) + 20€ (la multa). Totale: 128€. Se non pago (questo nei casi di cifre elevate o che sono diventate elevate), mi pignorano anche le mutande e, in più, possono arrivare a denunciarmi.

Seguendo lo stesso ragionamento, lo stato non dovrebbe restituirmi altrettanto (o comunque non troppo di meno…), quando sbagliasse lui?

Inoltre, quando lo stato non paga (come in recenti casi sfociati nel suicidio di imprenditori non pagati dallo stato), cosa posso pignorargli io? Chi denuncio?

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