Manovra Monti: rigore, equità e crescita. Dove si annida l’equità? – 2 – #monti #manovra #crisi #italia

Continuo la disamina sulla manovra Monti, dal punto di vista dell’equità della manovra stessa, che ho cominciato tempo addietro.

Manco a farlo apposta la sera del 13/12/2011 il Sig. Monti ha detto “Ora la manovra è più equa”. Avrà letto il mio blog capendo le ingiustizie contenute nei propri testi :)?

Ok, stupidate a parte: dopo aver asserito che non si debba più pensare e dire che pagano sempre i soliti noti, aggiunge di aver aggiunto “nuovi noti”. Quanto affermato non esclude il fatto che però, i soliti noti, continueranno a pagare (tanto)… ma così è e poi ci pensano, eventualmente, le lacrime della Fornero ad appianare tutto, no?

La parte più comica, però, arriva quando sostiene che l’individuazione di questi nuovi noti “consente di tassare meno l’economia e il lavoro come si conviene ad un’economia che vuole crescere”.

Vediamo subito, dopo esserci lasciati parlando di tassazzione lineare, pensioni ed ICI (i tre punti più salienti e salati per le nostre tasche), un paio di misure che aiutano economia e lavoro ad essere meno tassati:

  • la rivalutazione delle rendite catastali
  • la questione carburanti (per l’esattezza vorrei focalizzarmi un attimo sui recenti incrementi di benzina e diesel)


Rivalutazione delle rendite catastali

Anzitutto cominciamo col dire cos’è una rendita catastale, poi diremo cosa vuol dire rivalutarla.

In prima battuta possiamo approssimare la rendita catastale alla stima che lo stato fa, attraverso il comune, del valore della tua casa. In pratica si guardano una serie di parametri (tra cui i metri quadrati totali della casa, la zona dove è costruita, la tipologia di abitazione, la presenza di determinati servizi tipo riscaldamento centralizzato/autonomo, l’ascensore ecc.) che, mescolati per benino tutti assieme, portano ad un set di numeri che dovrebbero valutare oggettivamente l’immobile. Trattandosi di “valutazione” non si può che ricadere nel discorso economico.

Voglio far notare come la valutazione data dalla rendita catastale, a oggi, non ha nulla a che fare col valore dell’immobile o con le quotazioni di mercato dello stesso. Per come usato, rimane un mero parametro per il pagamento delle tasse e di altre spese. Un coefficiente che rientra in qualche moltiplicazione qua e là.

Rivalutare questo parametro e, per l’esattezza, incrementarlo di una data percentuale, vuol dire accrescerne il valore numerico e, di conseguenza, aumentare la cifra che sarà parte di qualche moltiplicazione qua e là per pagare le tasse. Consideriamo, inoltre, che il pagamento dell’ICI (IMU) è strettamente legato a questo valore.

L’incremento del valore della rendita catastale del 60% dice allo stato che la tua casa, da quel momento in poi, vale di più. Certo non dice che se prima era una stamberga ora è una reggia, però dice che se prima era una bella casa, ora è una casa decisamente più bella rispetto al giorno prima.

Rivalutare le rendite catastali, pertanto, porta ad un incremento sostanzioso di quanto si dovrà versare come ICI.

Questo è per quanto riguarda la cosiddetta “prima casa”.

Anche per quanto riguarda le “seconde case” (sono considerate tali anche le prime case che, però, non sono abitate dal proprietario…) ci sarà un incremento notevole delle quote e qui, la quasi totalità, si trova d’accordo con questa scelta. Va comunque tenuto in considerazione l’effetto che avrà questa decisione in quanto una seconda casa in affitto è già oggi sovratassata (oltre il 60% in più rispetto a quanto sarebbe tassata se fosse prima casa) e, in più, l’eventuale reddito derivante da un eventuale affitto è a sua volta subordinato ad imposte (ricordo che l’immobile vuoto, invece, è soggetto ad ulteriori aggravi fiscali). Dato questo, reputo che il rischio maggiore dato da una nuova e più pesante tassazione sugli immobili porterà, per esempio, ad un maggior rischio di affitti in nero a studenti universitari.

A mio avviso si sarebbe dovuto mettere un limite minimo sopra cui sovratassare i proprietari di immobili tenendo conto, per esempio, del numero totale degli immobili di cui il nucleo familiare esteso è proprietario, proporzionalmente al numero di componenti del nucleo familiare esteso stesso. Tanto se riescono a far funzionare Serpico (spero per loro, sennò i ricorsi saranno migliaia), non dovrebbero fare molta fatica a fare il conto di cui sopra.

Prezzi carburanti

Il miracolo dell’aumento dei prezzi avenuto in un battibaleno e senza preavviso alcuno è stato qualcosa di strabiliante. Come ormai ben sapete, nella mia famiglia abbiamo una macchina diesel. Beh, da 1,494€/l mi sono ritrovato i prezzi, nell’arco di una sola sera, a circa 1,7€/l e, soprattutto, allo stesso prezzo della benzina.

Tolto il fatto che, prima o poi, sarebbe comunque stato inevitabile il raggiungimento della parità visto l’incremento di macchine diesel negli ultimi anni, non mi è andato particolarmente giù l’aumento indistinto del 10% sul diesel.

A parte l’iniquità del provvedimento (colpisce indistintamente l’operatore del call center che guadagna 900€/mese ed il ricco industriale che si porta a casa un paio di milioni di euro all’anno), ciò che vedo più grave è l’effetto che questa scelta ha sulle merci soggette a trasporto (cioè la quasi totalità dei prodotti nei supermercati).

Se è vero che sarebbe meraviglioso poter mangiare tutti prodotti a km 0, è altrettanto vero che c’è una marea di gente che le fragoline di bosco le vuole a dicembre, o che, semplicemente, vuole un trancio di pesce ogni tanto, o una costoletta di maiale, o delle patate… e non ha dietro l’angolo né un contadino, né un pescatore, né un allevamento.

Per avere un’idea di cosa vuol dire questo aumento in termini di autotrasporti ipotizziamo il pieno di un camion (capienza totale serbatoi variabile, a seconda dei modelli, tra i 300 ed i 600 litri) e notiamo come il prezzo di un pieno per trasportare la merce passa da quasi 450/900€ a 510/1020€.

Alla già ben nota problematica legata all’aumento dell’IVA, va dunque aggiunto (per il consumatore finale) tutto ciò che deriva anche dall’incremento dei prezzi dei carburanti che concorrerà a far levitare i prezzi (ovviamente ricordo che l’aumento avviene prima dell’applicazione dell’IVA…). Aumento dell’IVA al 23 da quando? Ricordo: da settembre 2012.

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