Manovra Monti: lavoro, articolo 18 e modello tedesco #monti #articolo18 #governo #lavoro #modellotedesco

Torna a tenere banco il famigerato articolo 18.

Ieri si è tenuto, al cospetto del Sig. Monti, il vertice ABC (Alfano, Bersani, Casini). Peccato non ci fosse anche Di Pietro, avrebbero potuto completare le prime quattro lettere dell’alfabeto. Insieme ai quattro dell’Ave Maria, tra gli altri, sedeva a palazzo Chigi anche LA Fornero, che ha spiegato quali fossero le linee guida alla base della riforma del lavoro.

Articolo18 - tratto da giornalettismo.it

Articolo 18 - tratto da giornalettismo.it

Tra i temi affrontati nella riunione, come detto, anche (e soprattutto) quello del lavoro, dove si insinuava pericolosamente lo scottante articolo 18 nella parte riguardante i licenziamenti. Come evidenziato dal Sig. Monti, la riforma del lavoro deve essere ad ampio raggio.

Linee di intervento sulle discipline contrattuali

Linee di intervento sulle discipline contrattuali (qui il pdf: Linee di intervento sulle discipline contrattuali), così si intitola il documento guida. Leggendolo non si può dire che non apra estremamente bene:

La riforma si propone, come obiettivi generali, di rendere più dinamico il mercato del lavoro soprattutto a vantaggio delle fasce svantaggiate (a partire dai giovani), contrastando al contempo il fenomeno della precarizzazione della forza lavoro.

Perfetto!

L’analisi scende poi nel dettaglio delle diverse forme di rapporto di lavoro. Cerco di riassumere i punti salienti.

Contratto a tempo determinato

Disincentivato l’uso tramite l’incremento del costo contributivo.

In pratica sui contratti a tempo determinato il datore di lavoro dovrebbe pagare più tasse rispetto a quanto fa attualmente; quanto versato verrebbe restituito (personalmente spero che pensino a forme di compensazione) nel momento in cui il dipendente venisse assunto a tempo indeterminato. Lo chiamano, nel documento, “premio di stabilizzazione”.

Apprendistato

L’apprendistato dovrebbe diventare il canale di accesso privilegiato al mondo del lavoro e Regioni e parti sociali dovranno accordarsi affinché il tutto venga implementato entro il 25 aprile 2012.

Un punto interessante, a mio avviso, è la scomparsa del “referente aziendale” in favore di un “tutore”. Spero che cambino nella sostanza e non solo nella forma. Un conto è uno che ti dice “fa’ questo” quando non lo sai fare e finisci inesorabilmente a fare le fotocopie, un conto è uno che ti dice “ora vieni e guarda come faccio questo, poi provi a farlo tu”. Spero vivamente che i fatti seguano questa direzione.

Contratto di lavoro a tempo parziale

Per limitare gli abusi all’interno di questa forma contrattuale si pensa di istituire l’obbligo di comunicazione amministrativa per quanto riguarda le variazioni degli orari di lavoro.

Bisogna capire cosa intendono con comunicazione amministrativa. Se pensano di far inviare le variazioni ai comuni o alle regioni o a qualche ente statale (tipo INPS o simili), le modifiche creeranno più danni che benefici poiché è vero che si andrebbero a tutelare (giustamente) i diritti dei lavoratori con questa forma contrattuale, ma penso che si intaserebbe inesorabilmente l’ente di controllo e lo si porterebbe al collasso. Economicamente parlando temo, inoltre, che si rischi di spendere di più (in tempo e denaro) in personale di controllo che in ore sui lavoratori.

Contratto di lavoro intermittente

Anche qui si parla di comunicazione amministrativa per contrastare gli abusi e si considererebbe valida anche la chiamata telefonica.

A parte il fatto che sembrino delle lampadine dell’albero di Natale, vale il discorso di prima, con l’aggiunta che andrà istituito un call-center o qualcosa di simile.

Collaborazione a progetto

L’intervento volge su due fronti: normativo e contributivo. Quello contributivo prevede un incremento dell’aliquota da versare all’INPS da parte del datore di lavoro; quello normativo è più complesso e prevede alcune restrizioni rispetto all’uso attuale del progetto (per esempio l’incremento delle tutele legali legate alla “giusta causa” per interrompere il contratto prima del termine indicato e l’introduzione della presunzione di lavoro subordinato nel caso in cui in azienda siano già presenti figure dipendenti che svolgono già mansioni analoghe a quelle previste nel contratto a progetto).

Come sempre bisogna aspettare i termini che vengono proposti nel disegno di legge, perché su quelli si gioca… I primi effetti che mi vengono in mente vertono su entrambi i fronti. L’incremento delle aliquote è facile che si riabbatta sui dipendenti attraverso un abbassamento degli stipendi, sul fronte normativo, invece, è facile giocare su termini vaghi come “analogo” e “giusta causa”, soprattutto quando non ci sono garanzie sindacali (come nelle aziende al di sotto dei 15 dipendenti).

Partite IVA

Si vuole ridurre l’abuso dei contratti a progetto spacciati per collaborazioni a partita IVA. Si parla, salvo prova contraria da parte del committente, di presunzione di lavoro a carattere coordinato e continuativo in caso di collaborazione superiore a 6 mesi nell’arco di un anno e del fatto che il collaboratore ricavi più del 75% dei corrispettivi e abbia una postazione “fissa” presso il committente.

Quello che accade è che il datore di lavoro ti dice:”apri la paritta IVA e continui a lavorare con me, ma come libero professionista”. Il problema, in questi casi, è che non tutti vogliono aprire la partita IVA e diventare liberi professionisti (con tutti i rischi del caso), ma, per continuare a lavorare, subiscono il ricatto ed aprono la partita IVA.

Il testo è un po’ più incasinato degli altri per quanto riguarda le partite IVA e devo studiarmelo ben benino, visto che ci ricadrei dentro in pieno… Comunque dovrò poi aspettare l’evoluzione di questa cosa.

Associazione in partecipazione con apporto di lavoro

Escludendo le attività familiari o quelle ad elevato contenuto professionale, si irrigidiscono le norme (dev’essere effettiva la partecipazione agli utili, altrimenti si presume la natura subordinata della tipologia di lavoro) e si incrementano i contributi previdenziali all’INPS come per i contratti a progetto.

Anche qui il timore maggiore che ho è legato all’abbassamento degli stipendi facendo ricadere gli incrementi dell’aliquota INPS, di fatto, sul lavoratore.

Lavoro accessorio

Ancora in fase di studio le misure correttive. In qualunque caso si pensa di far rientrare, anche qui, la comunicazione amministrativa.

Come per ogni introduzione della “comunicazione amministrativa” temo sempre più il collasso dell’ente di controllo.

Articolo 18: licenziamenti

Sull’articolo 18 si prefigura la linea che dovrebbe seguire il cosiddetto “modello tedesco”. Il problema è che, oltre al nome, bisogna capire in cosa consiste questo famigerato modello tedesco che andrebbe ad affiancarsi in qualche maniera all’articolo 18 (con le dovute modifiche ad entrambi gli articoli).

Riporto parzialmente da cronacalive.it:

Vi è la possibilità di avvalersi sul piano della trattativa tra datore di lavoro e lavoratore del reintegro oppure indennizzo e alla fine la scelta spetta al giudice del lavoro, come peraltro già avviene. Senonchè la vertenza in Germania va avanti al massimo 2 mesi. La differenza sostanziale pare risieda nella rapidità che contraddistingue il sistema tedesco sulle cause inerenti il lavoro. Ma tra le novità c’è anche la distinzione fra tipologie di cause che hanno portato al licenziamento, un conto sono le ragioni di carattere disciplinare, un altro le difficoltà economiche aziendali.

L’articolo 18 nella formulazione attuale resterebbe per i licenziamenti discriminatori.

Questa riforma entrerebbe in vigore per i nuovi assunti e a crisi superata (quindi entro un paio di anni?). Ciò detto va considerato che nessuno di questi signori del governo dei tecnici rischia la poltroncina e che fra un paio di anni nessuno di loro sarà più lì a prendersi eventuali colpe se le cose andassero male (mentre saranno tutti pronti a finire in prima pagina in caso contrario…)

Vedendo un po’ come stanno le cose, non posso che essere felicissimo del fatto che i Professori del Parlamento abbiano intenzione di portare l’Italia a seguire il modello tedesco (nota personale: adoro la mentalità tedesca, quindi, dal mio punto di vista, ben vengano scelte in tale direzione). Una cosa, però, chiedo ai professori: ok, togliamo l’articolo 18 nella formulazione attuale, inseriamo tutte le riforme del caso, accettiamo i licenziamenti e la flessibilità come fanno in Germania e tutto quello che volete, ma perché non avete pensato anche agli stipendi come quelli in Germania?

Per dare qualche numero: gli stipendi medi degli operai nel 2008 erano di 2400€ in Germania e di 1300€ in Italia che sale (facendo un po’ di conti considerando 66€ al giorno per un operaio) a 1450€ circa nel 2011. Se volete avere qualche altra idea sulle retribuzioni medie, date un’occhiata a questa elaborazione dei dati ISTAT del 2010 effettuata a febbraio 2011: http://www.iltuosalario.it/main/questionario1/stipendi-medi-per-settore

Se dobbiamo imitare i tedeschi, imitiamoli in tutto, non solo nelle spese, anche negli introiti.

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5 Pensieri su &Idquo;Manovra Monti: lavoro, articolo 18 e modello tedesco #monti #articolo18 #governo #lavoro #modellotedesco

  1. La riforma del lavoro in Italia è un casino. Chiunque ci debba mettere le mani rischia di fare danno. Perché il costo del lavoro per le aziende è stratosferico (lo so bene perché, tra le altre cose, mi occupo anche del personale nella mia azienda…) mentre gli stipendi sono da fame. Inoltre (proprio per via di questi costi) la produzione tende ad essere spostata all’estero e decentrata, con conseguenti licenziamenti e chiusure. Qui in Toscana sono tantissime le aziende che chiudono quasi quotidianamente.
    L’unico modo per risollevare le sorti della nostra repubblica basata sul lavoro (come dice la buona vecchia Costituzione) è un forte investimento statale in termini economici e legislativi, secondo me. Ma quale Governo avrà mai voglia di fare una cosa del genere? Molto più semplice ribaltare il problema su aziende e collaboratori. Se non fosse che, a lungo andare, la cosa diverrà insostenibile. E mi sa che siamo molto vicini a quel momento…

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