Finanziamento pubblico ai partiti: sì o no? Un approccio #finanziamento #partiti #referendum

Finanziamento pubblico ai partiti. Ne stanno parlando tutti pertanto non posso esimermi da un accenno anch’io.

Anzitutto si dovrebbe sapere un minimo di storia per capire l’ambito in cui ci muoviamo e anche per non distruggere del tutto l’iniziativa. Wikipedia: come sempre, per una prima informazione e un’infarinatura, è più che sufficiente.

Finanziamento pubblico ai partiti: attingono a larghe mani

Finanziamento pubblico ai partiti: attingono a larghe mani

La notizie di attualità politica che troviamo sui più noti giornali in questi giorni, riguardano proprio la questione “finanziamento ai partiti” dopo i due scandali in rapida successione di PD e Lega Nord. Il primo legato ai 13 milioni di euro (più altri 13?), forse 30 in tutto, (presumibilmente) intascati da Lusi, il secondo legato alle milionate di euro e alle vagonate di oro e di diamanti finite (presumibilmente) nelle tasche della famiglia Bossi e dei suoi più stretti collaboratori.

Sebbene il finanziamento pubblico ai partiti nasca con l’intento (meritorio) di permettere a chiunque di poter accedere alla vita politica in maniera attiva sostenendo una parte dei costi ed il fine sia quello di coprire quelle spese come la stampa dei cartelloni, l’affissione, i comizi e tutto quanto serve a “fare politica in mezzo alla gente” e a supportare il partito stesso rimborsando le sue spese (e dei militanti), questo è diventato, ben presto, un portafogli sempre aperto attraverso cui far passare miliardi di euro dalle tasche dei cittadini a quelle dei partiti.

Il versamento di finanziamenti da parte dello stato nelle casse dei partiti dovrebbe garantire, negli intenti, una minore possibilità di corruzione e concussione con i vari imprenditori e le varie lobby, evento pienamente smentito già dalle prime applicazioni (caso Sindona sopra tutti).

Se a tutte queste eventualità aggiungiamo il “magna magna” generale che viene fatto attorno ad una norma più volte contestata, abrogata con un referendum dei Radicali nel 1993 (che è servito a far cambiare il nome, ma non la sostanza alla legge), vediamo come la gente si incavola alquanto.

Ma perché è saltato fuori l’argomento così prepotentemente? Come detto prima, hanno contribuito molto gli scandali PD e Lega dell’ultimo periodo che hanno inasprito le posizioni dei cittadini verso la politica (Bersani teme “l’antipolitica”, ma non si sofferma nell’analisi delle cause, prima di proporre alternative decenti) e i giornali ed i blog (sipronunciaaigor compreso) ci si buttano sopra.

Ma quali sono le alternative che stanno proponendo ABC? Nessuna. Semplicemente elemosinano il finanziamento tacciando come “drammatico errore” la sua eliminazione avanzando lo spauracchio delle lobby che spadroneggerebbero nella vita politica.

Ciò a cui, a mio avviso, non arrivano i politici (che sono sempre più distanti dall’Italia dei cittadini) è il fatto che, dal punto di vista del popolo, anche loro e i loro organismi devono tirare un bel po’ la cinghia. La gente non reputa più accettabile il fatto che i partiti prendano 5€ come rimborso elettorale e ne spendano, per le finalità previste, soltanto 1. Che fine fanno gli altri 4€? E la proposta (idiota) di ABC di investire in BOT che senso ha? Si tratta di un rimborso elettorale, ovvero una cosa che deve coprire le spese vive per le elezioni e ciò che intorno vi gravita, non per far fare soldi ad un’azienda.

Altrettanto sciocca l’ipotesi (non di ABC) di ritornare alla destinazione del 4 per mille dalla dichiarazione dei redditi ed addirittura aberrante la proposta che venne fuori subito in seguito in cui, di fianco alla destinazione del 4 per mille, si sarebbe dovuto scrivere  il partito a cui versare la quota: che fine farebbe la segretezza del voto?

Io non dico che si debba eliminare del tutto il finanziamento pubblico, altrimenti potrebbero partecipare alla vita politica solo gli industriali e poco più, ciò che propongo io è che il rimborso sia tale. Hai speso 100 per le elezioni? Bene, ecco i tuoi 100. Fine.

Ti devo dare un rimborso anticipato, cosicché tu possa pagare i tuoi fornitori in tempi decenti (quando li paghi…) e non nei tempi biblici peculiari della PA? Bene. Eccoti 500, tu paghi i tuoi 100, mi porti i giustificativi di spesa e mi ridai la differenza. Io stato li impiegherò per servizi alla popolazione che, di fatto, avrà già pagato. Non mi pare difficile, il problema di fondo di questa semplice e banale teoria, però, è che non ci sono margini per intascarsi soldi pubblici, per le tangenti, la corruzione, il nero e, in generale, per farsi i propri interessi.

So già che non verrò mai eletto, non mi ci farebbero mai arrivare 🙂

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9 Pensieri su &Idquo;Finanziamento pubblico ai partiti: sì o no? Un approccio #finanziamento #partiti #referendum

  1. La tua proposta è semplice e onesta (e potrebbe funzionare), ma semplicità e onestà non sono esattamente le qualità principali della politica italiana. Anch’io non la vedo così complicata: hai un tetto massimo di spesa (non milionate in ogni caso), se spendi e porti un giustificativo valido ti rimborso, altrimenti no. Ma come dici tu, non ci sarebbe spazio per il nero, la corruzione, le vacanze gratuite e chi più ne ha più ne metta…

    • L’idea di inserire un tetto massimo in partenza non è male, non ci avevo pensato. Effettivamente renderebbe il tutto più “equo” perché darebbe a tutti la stessa possibilità di spesa e la corsa elettorale sarebbe, probabilmente, più equilibrata. Essendo a parità di condizioni ed essendoci di mezzo (facendo un parallelismo) la lotta per la sopravvivenza, potrebbero uscire davvero i programmi e/o le persone migliori… Mi piace!
      Rifacendomi a quanto ha detto poco sotto Danilo e riprendendo anche quanto risposto a Hetschaap, inserirò queste idee nel mio programma elettorale :D:D:D

    • Che domande! Ma a Celenza Valfortore :D:D:D…
      La speranza di essere eletto non può esserci in questo momento per una questione di “diffusione” del mio nome e di credibilità ad esso legato. Nel senso: chi mi conosce e conosce le mie idee potrebbe anche darmi il proprio voto magari potrebbe darmelo anche qualche utente del blog, o di Facebook, o di Twitter ecc., ma per cambiare le cose “dall’alto” serve sicuramente un’utenza maggiore e una potenza di fuoco (professionisti, tecnici, avvocati, dottori, scienziati vari, comunicatori ecc.) che soltanto qualcuno che già ha i soldi può mettere in piedi (Grillo ne è un esempio).
      Non dico che l’idea politica non mi interessi per nulla (probabilmente non ne scriverei), ma serve essere realisti per fare le cose. Ora non posso pensare né di presentarmi, né di essere eletto per raggiungere i piani alti. Senza pensare al pesce d’aprile o simili, realisticamente (data la dimensione) realtà come quella di Celenza possono essere i posti dove pensare a qualcosa del genere. Più in grande sarebbe, al momento, difficile.

  2. Come sempre il problema è quello del controllo. Il finanziamento pubblico ai partiti è giustissimo che ci sia (come fai notare tu altrimenti solo i milionari si potrebbero permettere la carriera politica) ma, allo stesso tempo, le spese devono essere trasparenti. Deve esserci un organo di controllo che non permetta di sgarrare e porti a delle pene che facciano ripagare ai responsabili abbondantemente il danno. Ma a questi tipi di controllo pare che noi italiani siamo allergici, tenendo conto che c’è chi ha criticato certe recenti operazioni della Guardia di Finanza…

    • Ti dirò, nella mia semplice teoria pensavo ad organi di controllo esistenti, così da risparmiare un po’. Già c’è la GdF che potrebbe controllare i conti; avrei dato loro l’incarico in quanto già stipendiati. In questo modo non si sarebbero incrementate le spese.
      Se poi ci fossero dei dubbi ci sarebbe già la Corte dei Conti… insomma, vedo la necessità di un organismo esterno ai partiti, ma lo farei rientrare in strutture già operanti.

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