Il rigore da solo non basta ad uscire dalla crisi. L’esempio dell’Olanda #olanda #austerity #crisi

In questi mese abbiamo sentito parlare spessissimo di austerity o meglio, in Italia, di rigore.

Il rigore, insieme all’equità e alla crescita, sono i cavalli di battaglia (un po’ azzoppati) del sig. Monti e del suo governo. Questo meraviglioso rigore richiesto (imposto) dalla Germania di Angela Merkel è, infatti, uno dei punti che ci “chiede l’Europa” al fine di rientrare nei parametri del trattato di Maastricht (rapporto deficit/PIL non maggiore al 3%).

Austerity: il rigore non è sufficiente a salvare gli stati dalla crisi

Il rigore non è sufficiente a salvare gli stati dalla crisi

Notizia di oggi è il probabile fallimento del governo olandese di Mark Rutte che avvierebbe l’Olanda a nuove elezioni e al concreto rischio di perdita del prestigioso titolo della tripla A da parte delle agenzie di rating.

Il governo di Rutte ha basato parte della sua politica su una manovra di austerity da 16 miliardi di euro per abbattere quel 4,7% di rapporto deficit/PIL che affligge l’Olanda (per avere un termine di paragone: l’Italia è al 5,3%); manovra di austerity che prevede misure simili a quelle italiane (innalzamento dell’età pensionistica a 67 anni) e altre più vicine a quelle che il popolo italiano richiederebbe (taglio degli stipendi stratosferici, taglio nel pubblico impiego e simili…)

L’analisi che mi viene da fare è molto semplice; come da titolo: il rigore, da solo, non è sufficiente per uscire dalla crisi.

Se, difatti, mi trovo d’accordo sul rigore richiesto dalla Germania della Merkel, dall’altro sono convinto che si dovrebbe anche pensare più concretamente alle misure per la crescita e pensarle prioritariamente rispetto a quelle di austerity.

Riportandomi al caso italiano, per esempio, sono convinto che andrebbero cercati un rigore ed un coraggio maggiore nelle manovre di spending review e, soprattutto, di spending cut (cioè di contenimento della spesa pubblica e dell’abbattimento della stessa) e, al contempo, introdurre delle misure che garantiscano il medesimo flusso di cassa allo Stato, colpendo, però, una fascia maggiore della popolazione.

Per esempio si potrebbe pensare ad una maggiore tassazione indiretta (aumentando, per esempio, l’IVA al 30%) e una contemporanea riduzione delle imposte dirette in maniera inversamente proporzionale rispetto al reddito: più guadagni, meno viene ridotta l’IRPEF. Questo garantirebbe un extragettito derivante dall’IVA e un effetto “illusione” alla popolazione che percepirebbe una tassazione più leggera (cosa, a conti fatti, non vera, ma utile allo scopo di non contrarre eccessivamente i consumi).

Dobbiamo ricordarci che, rispetto alle crisi del passato, abbiamo due grossi punti di svantaggio:

  1. non abbiamo più l’arma della svalutazione per uscire dalla crisi
  2. primo ed unico caso nella storia dell’umanità: abbiamo una moneta (l’euro) senza uno stato (nei fatti l’Europa politica non esiste)

— UPDATE 24/04/2012 —

Le dimissioni di Mark Rutte sono state ufficializzate.

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