Terremoto di Ferrara e risarcimento danni: chi paga? #terremoto #ferrara #stato

Domenica 20 maggio alle 4 di mattina circa c’è stato un terremoto di 5.9 (o 6?) della scala Richter in Emilia Romagna, epicentro vicino a Ferrara. 7 morti, al momento, e più di tremila sfollati. Non saperlo, in queste ore, è praticamente impossibile, ma, per il futuro, metto comunque un link al Corriere così da poter rivedere la notizia quando non se ne parlerà più.

Torre dell'orologio di Finale Emilia

Torre dell’orologio di Finale Emilia

Non sto ad addentrarmi nelle dinamiche del terremoto o nelle polemiche che scaturiscono/scaturiranno circa la sicurezza degli edifici, la manutenzione delle opere d’arte ecc. Lo fanno già in tanti e non ho voglia di mettermi lì a discutere punti a favore e sfavore laddove esistono. Lo fanno già in tanti.

Quello che voglio riprendere, invece, scaturisce da un articolo di Sara Nicoli su Il Fatto Quotidiano dal titolo “Lo stato non risarcirà il terremoto”.

Un po’ di polemica non guasta

Voglio scendere in polemica, perché reputo che un pungolo non guasti mai. Ma stavolta non ci saranno proposte alternative alle scelte; sarà semplicemente un giudizio sul perché le scelte intraprese sono errate e, premetto, non mi interessa nulla se cresce il debito in questi casi… non è sensato nemmeno lontanamente pensare ai conti pubblici in casi di questo tipo.

Ripeto che non voglio scendere nelle polemiche “standard” di questi eventi, pertanto mi soffermo solo sulla prima parte dell’articolo che collega, in maniera molto interessante, tre eventi: il terremoto, il fatto che è stato emanato un decreto per cui i cittadini non vengono risarciti in caso di calamità naturali e l’aumento delle accise a destra e a manca per far fronte alle emergenze.

Il caso, tanto è cieco quando giochi i numeri al lotto, quanto è in possesso di una vista d’aquila in caso di sfiga.

La polemica che voglio sollevare è legata esclusivamente alla casistica che si è presentata e voglio che proviate ad essere un pochino empatici.

Partiamo con l’immaginazione… Hai una tua casa. Tua nel senso che ti sei fatto un mazzo tanto per una vita intera e l’hai pagata salatissima. Hai comprato il terreno, hai pagato il progetto, hai pagato ogni sorta di tassa possibile e immaginabile su qualunque grammo di quella casa, anche su parti immateriali di essa. Su tutte queste spese ci hai pagato pure l’IVA. Finalmente hai la tua casa e continui a strapagarla ogni anno, prima con l’ICI ora con l’IMU (in pratica stanno tassando nuovamente il tuo lavoro, le tue fatiche e i tuoi risparmi. Come se tu avessi comprato un pezzo di pane e continuassi a pagarci le tasse sopra anche dopo che l’hai digerito) perché hai avuto la malsana idea di non regalare i tuoi soldi direttamente allo stato. Non consideriamo la casistica (probabilissima in questo periodo di crisi) in cui nello sciagurato caso in cui tu debba morire e tuo figlio non avesse il lavoro, non è detto che quella casa resti nella tua famiglia (se tuo figlio non può pagare le tasse di successione ciao ciao casa e sacrifici di un’intera famiglia?). In generale, hai una casa tirata su con cemento impastato con il tuo sangue e paghi tanto alla sanguisuga nota, secondo il metodo di nomenclatura binomiale, come Status italicus.

Una notte la terra sotto la tua casa comincia a muoversi pericolosamente. Molto pericolosamente. Diciamo che si muove così tanto da far registrare una magnitudo di 5.9 della scala Richter e da farsi sentire a centinaia di km di distanza da casa tua. L’energia sprigionata è immane e una parte di casa tua si danneggia. L’hai costruita bene e la casa non cade; l’hai fatta anti-sismica, come prevedono le leggi, e tu e la tua famiglia siete spaventati, ma vivi. Quello è ciò che conta di più. Siete vivi.

La casa, però, è danneggiata. Qualche calcinaccio è caduto, alcune tegole si sono spostate o si sono danneggiate un pochino. L’allacciamento delle tubature al sistema idrico cittadino si è un po’ danneggiato e perde un pochino, ma poco poco. In casa sono cadute un po’ di cose dai mobili, hai qualche bicchiere rotto… I danni non sono gravi. Sei vivo, a 5 minuti dal sisma non sono certo gravi e se anche ti si infiltra l’acuq in casa perché il giorno dopo piove… beh, pace. Un po’ di umidità, ora, non ti dà problemi. Sei vivo.

Poi passano i giorni e capisci che, per sistemare tutto, ti servono 5/10/15000 euro, ma il capannone della tua azienda non era in regola ed è crollato e tu non hai più il lavoro e l’azienda non può più pagarti e quei 5/10/15000 euro li devi tirare fuori.

Lo Stato, però, dopo tanto prendere non ti dà indietro nulla. La tassa sulla tua casa non serve a proteggere la tua casa in questi eventi e non è protetta nemmeno da un’assicurazione privata perché, in un paio di settimane, non ti sei nemmeno organizzato per chiamare un po’ di agenti assicurativi per decidere quale assicurazione ti fa pagare un po’ meno in periodo di crisi e la tua casa non era ancora assicurata contro danni derivanti da calamità naturali.

Lo Stato, in compenso, continuerà a chiederti soldi per la tua casa (danneggiata) se nessuno chiederà una sospensiva perché non esiste un sistema che automaticamente posticipa il pagamento dell’ICI o delll’IMU (non chiedo di toglierla, per carità… posticiparla di qualche mese) e a farti pagare l’IVA al 4% sull’acqua che sta filtrando e che non stai usando e l’IVA al 21% per le riparazioni necessarie.

Tu, italiano o straniero che sia, che paghi regolarmente tutte le tasse possibili immaginabili, che hai diritto di voto, che prendi al più una multa per divieto di sosta (e la paghi pure entro i termini), mi spieghi, visto che sei così bravo, che cavolo ti è saltato in mente di costruire la casa anti-sismica proprio sopra l’epicentro di un terremoto?

Avresti dovuto pensarci prima, pertanto a me, Stato, non interessa nulla dei tuoi problemi di cittadino che foraggia la mia inefficienza. Anzi, ti dimostro nei fatti, che secondo me la colpa del terremoto… beh, mi sa che è un po’ tua

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5 Pensieri su &Idquo;Terremoto di Ferrara e risarcimento danni: chi paga? #terremoto #ferrara #stato

  1. La conclusione è che è molto meglio non avercela una casa! Perché, alla fine, quello che possiedi finisce per possederti e, in definitiva, è molto più quello che paghi per possederlo di quello che ci guadagli in termini di serenità e stabilità. E non solo in caso di terremoto! Quasi quasi la mia la vado a vendere…

  2. Questa disgrazia metterà nuovamente in luce un fatto elementare: la solidità di una nazione si misura nei momenti difficili. Durante l’ultima emergenza neve in Romagna i sindaci si son visti recapitare il conto da pagare per i soldati che spalavano la neve. Credo che questo sia sufficiente per comprendere il problema.

    • Sarà che ultimamente sono un po’ prevenuto verso questa nazione, ma temo che l’emblema della solidità italiana sia riconducibile alla Torre dell’Orologio di Finale Emilia.
      Spero solo sia un breve periodo passeggero e di poter tornare ad avere fiducia.

  3. Pingback: Terremoto in Emilia e appelli. Un po’ controcorrente #terremoto #emilia #appello #no2giugno « sipronunciaaigor

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