Terremoto in Emilia e appelli. Un po’ controcorrente #terremoto #emilia #appello #no2giugno

29 maggio 2012: la terra trema ancora. Dopo il terremoto di Ferrara del 20 maggio che ha devastato e lacerato una parte della nostra bella pianura causando danni e morte, la terra ha deciso di muoversi ancora liberando nuovamente in Emilia la sua naturale energia.

Parmigiano terremotato

Parmigiano terremotato

Le abbiamo sentite anche a Milano le scosse. Quella delle 9 e le due in rapida successione delle 12:56.

Non posso biasimare chi si è spaventato, per carità, ma non sono d’accordo col sensazionalismo giornalistico che ha legato il terremoto a Milano. Signori, questo terremoto, qui, non ha fatto nulla e (spero) non farà nulla. Il terremoto ha causato danni mortali altrove. Fissate là l’attenzione.

Molte le battute simpatiche nei primi minuti di terremoto su Twitter e compagnia, presto finite non appena si è saputo del primo morto (cui ne sono seguiti altri 15 o 16 – per ora). Un dignitoso segno di rispetto dalla tanto vituperata internet (anche se, purtroppo, gli idioti ci sono anche qui… e qualcuno che ha continuato c’è stato).

Sempre su Twitter e sui social network si è scatenata la rincorsa alla solidarietà e, successivamente, agli appelli “contro”. Contro le giornate del Papa a Milano, contro il 2 giugno e così via.

Anche Slimson ha fatto un appello pubblico sul proprio blog, richiamando l’attenzione sulla raccolta firme di violapost.it.

Controcorrente

Ma vado un po’ controcorrente. Sono d’accordo in linea di principio, ma non posso esserlo nei fatti in quanto non sono applicabili direttamente (così come sono presentate).

Non me ne voglia Slimson, non me ne vogliano tutti coloro che hanno fatto gli appelli. Tutto giustissimo. Poche storie, vanno reperiti fondi per la zona, ma gli appelli non sono applicabili in maniera così stretta come si pensa perché, purtroppo, anche in questi casi si devono fare un po’ di conti.

#no2giugno

Per quanto riguarda lo stop dei festeggiamenti del 2 giugno reputo che siano fattibilissimi, ma si deve anche dire il come, così da non sprecare i soldi già stanziati e spesi. Giustamente è stato fatto notare come i fondi siano già stati stanziati e, sicuramente, una parte già spesa (palchi, bandiere, cibarie e simili).

Quello che Napolitano (prendo lui ad emblema, ma vale per tutti quelli che l’hanno pensata come lui) non ha pensato è che lo stesso cibo già acquistato può essere inviato in Emilia, non ha fatto i conti sul risparmio che si avrebbe nella parata dell’anno prossimo quando non si dovranno più acquistare nuove bandiere, in quanto nei magazzini ci saranno ancora quelle acquistate per quella di quest’anno, non ha considerato che tutti i militari e i volontari del 2 giugno potrebbero essere inviati, anziché a Roma, in Emilia a dare una mano.

Vero è che una parte degli stanziamenti verrebbe comunque “sprecata” perché, per esempio, la commessa per i palchi sarebbe corretto pagarla anche se non si usufruisse più dei palchi (mettetevi nei panni dell’azienda fornitrice… magari non ha accettato altri lavori, o ha contattato della manovalanza per poter adempiere all’impegno del 2 giugno…). Reputo, però, che si possano sprecare alcuni soldini, in questo caso. Di tutti gli sprechi italiani, questo sarebbe il minimo. Attenzione, però: l’annullamento del 2 giugno porta ad un risparmio risibile

Papa a Milano

Quello che non penso sia fattibile è l’annullamento della visita del Papa a Milano. L’aeroporto di Bresso, ormai, lo stanno già finendo di sistemare e una serie di interventi è già terminata. Quelle spese devono essere saldate (quanto prima… siamo in crisi e le aziende non possono essere strozzate). Ciò che potrebbe fare la chiesa, al limite, è erogare eventuali offerte o utili derivanti da quella che io chiamo “moderna vendita delle indulgenze” (santini, rosari, madonnine, figurine del Papa, tazzine, piatti ecc.) ai terremotati.

Non sarebbe giusto, inoltre, per i fedeli che arriveranno da ogni parte del mondo. Hanno già prenotato tutto da tempo e la quantità di denaro che andrebbe sprecata sarebbe eccessiva, in più 1 milione o due di persone in più che non possono aiutare nell’emergenza sono pure inutili e rischiano, anzi, di intralciare le operazioni.

Rilancio

Oltre ad essere un po’ controcorrente provo a rilanciare anche con un po’ di ulteriori proposte sentite e rielaborate e poco pubblicizzate.

Rimborsi elettorali

Partiti: rinunciate alle prossime tre tornate di rimborsi.

Stipendi dei parlamentari

Signori del parlamento: rinunciate alla prossima mensilità. Siete quasi 1000. Vuol dire che possiamo recuperare in un colpo circa 10 milioni di euro cash, immediati.

Italiani

Tra le svariate opportunità per fare del bene vi ricordo che ci sono migliaia di forme di Parmigiano Reggiano che sono state danneggiate. Sono centinaia di milioni di euro. Compriamone una. Facciamo dei gruppi d’acquisto per questo formaggio terremotato. Molte forme possono essere interamente recuperate e consumate in tranquillità. Coldiretti ha attivato una mail per questa iniziativa: terremoto@coldiretti.it.

Governo 1

Sfruttate l’emotività del momento, fate un po’ gli sciacalli in versione positiva e fate una legge quadro in questo momento di crisi economica che obblighi il controllo ed il consolidamento delle strutture esistenti con oneri a carico dei proprietari degli immobili (non “girabili” sugli affitti mantenendo altissimo il controllo attraverso la Guardia di Finanza). Tuteleremmo maggiormente le nostre vite, tornerebbero a girare soldi e si andrebbero a colpire i grandi possessori di immobili. Tre piccioni con una fava.

Governo 2

Date la possibilità di detrarre dalle tasse le eventuali donazioni che avverranno attraverso bonifici e conti correnti. Così come per il terremoto in Abruzzo, lasciate che non si paghino completamente le imposte su questi movimenti.

Conclusioni

Di iniziative ce ne sono migliaia oltre alle due più in voga sui giornali adesso (2 giugno e Papa a Milano) e alla’ormai classica donazione via SMS. Non perdiamo l’occasione di sfruttarle e, soprattutto, cerchiamo di evitare le polemiche.

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5 Pensieri su &Idquo;Terremoto in Emilia e appelli. Un po’ controcorrente #terremoto #emilia #appello #no2giugno

  1. Sei uno dei pochi che, per fortuna, la pensa così. Anche io ho espresso un’opinione analoga su Twitter (anche se, chiaramente, molto meno argomentata, del resto sono sempre 140 caratteri…) e mi sono attirata le ire di chi non è capace di una dualità di pensiero e di accogliere anche chi la pensa in modo diverso, magari cercando di capirne le ragioni. Sono d’accordo con te, quindi. Ritengo che le cose che si possono fare per recuperare i fondi siano tante a cominciare dal decurtare alcuni stipendi o rimborsi. Tra l’altro alcuni dei Comuni terremotati lo hanno già fatto verso i propri funzionari (dai un’occhiata ai siti ufficiali, io ne ho trovati un paio). Come al solito io penso che le cose si facciano facili a parole ma si ignori molto di quello che c’è dietro anche a certe manifestazioni e che tu, giustamente, hai ricordato. Soprattutto il lavoro delle persone, le commesse già assegnate, chi ha organizzato di spostarsi per un determinato evento e, magari, ha pure prenotato un viaggio. E poi, secondo me, c’è anche il valore e il significato di certe cose che non possiamo ignorare. Io credo nella Festa della Repubblica che ci caratterizza come nazione. Qualcuno mi ha fatto notare che la parata militare è una cosa fascista. Non lo penso affatto anche se non ho particolare simpatia per esercito & co. Magari, a volte, basta leggersi una pagina di Wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Festa_della_Repubblica_Italiana) per capire qualcosa di più delle radici di certe tradizioni. E, magari, evitare di puntare il dito per principio.

  2. In realtà, io sono d’accordo con te. Almeno in buona parte, e rilancio le tue proposte per evitare sprechi inutili e trasferirli dove ci sia davvero bisogno. Il senso di quegli appelli, però, va ben oltre al possibile risparmio. Come semplici cittadini, del resto, non possiamo fare i conti precisi di cosa sia già speso, e cosa no. Possiamo averne solo una vaga idea. Sono cose che spettano a chi quelle manifestazioni le ha organizzate. E’ un segnale. Un’eco (altrimenti staremmo noi a decidere cosa fare e cosa non fare). E’ però importante, a mio dire, che lo Stato, o più in generale, l’Italia, abbia coscienza di un grido che risuona. Di un lamento. Di un bisogno. Starà poi a molti, si spera, rispondere. Ma intanto apra le orecchie: siamo stufi di sentire vuota retorica in frasi in stile “vi dedicheremo la parata”. A chi è rimasto senza casa, o peggio, non frega nulla della parata. E men che meno di un appoggio solo teorico dall’alto. Questo, per me, è il senso dell’appello.
    Per quanto concerne l’importanza più astratta di talune “feste” o “visite”, invece, non sono d’accordo. In momenti di bisogno, val molto più un gesto concreto, e quello stesso gesto, diverrebbe, davvero, qualcosa da ricordare, e di cui star fieri. Peraltro, dicevano gli antichi, che certe cose hanno ancora più valore quando sono “in assenza”. Quando non ci sono, sono ancora più presenti. Rinunciare ad una sfilata, magari trasformandola in un evento di raccolta fondi, per esempio (il metodo, come dici, se si vuole si trova sempre: quel che manca è la volontà, non la matematica) costituirebbe anche un aumento di senso per quella festa stessa. Solidarietà attuale, non ricordi offuscati e mal ricostituiti.

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