Riscoprire il social oltre il network #twitter #socialnetwork #reallife

In questi giorni sto vivendo l’immenso piacere di approfondire, via mail, una conoscenza nata su Twitter e proseguita, poi, nei rispettivi blog (sipronunciaaigor e liquida75) attraverso la lettura dei rispettivi articoli.

Ora, al di là del piacere di vedersi arrivare una mail invece di una notifica e di poter leggere una quantità di caratteri superiore a 140 (spazio in cui è inesprimibile il mondo che ci è dentro, ma soltanto la sintesi di un respiro), voglio provare a razionalizzare ed analizzare ciò che ci porta dentro e fuori i social network.

Partiamo dal principio.

Twitter. Ci si iscrive, si twitta, si condividono rapidi pensieri, alcune opinioni, tanti link e, soprattutto, una moltitudine di informazioni (più o meno utili). Come funziona Twitter è ormai inutile starlo a spiegare. Alla pari di Facebook, di Google+ e fratelli, è un social network. Una piazza virtuale in cui puoi decidere chi incontrare, con chi parlare e così via (ovviamente puoi decidere anche l’inverso: chi non incontrare, con chi non parlare ecc.)

Anni fa giocavo ad un gioco di ruolo online basato su chat e lì incontrai virtualmente un paio di miei amici attuali: slimson ed il mio amico illustratore fumettista (Mattia Zoanni).

Dal gioco passammo a conoscerci via msn e, successivamente in real (come si suol dire). Tolti gli ultimi mesi che sono stati, per me, devastanti in termini di tempo, riusciamo anche a vederci di tanto in tanto. Al di là dei molti pregiudizi sulle relazioni interpersonali nate su internet, posso confermare, con una secca smentita ai pregiudizi, che queste possono essere anche molto forti (visto e considerato che loro due, per esempio, hanno saputo starmi vicino nel momento del bisogno molto di più di tante altre persone che conosci nella realtà, magari, da più tempo).

Ora, perché salto fuori con delle considerazioni di questo tipo?

Semplicemente perché questo è un periodo in cui la tecnologia fa parte intrinsecamente delle nostre vite, in cui il web sta (finalmente) prendendo piede più o meno a tutti i livelli e perché, nello specifico, i concetti di “siamo tutti amici”, “like”, “post”, “social network” eccetera si stanno radicando anche nel parlare di tutti i giorni.

Ma questi bar virtuali che, per farci stare tutta la popolazione online, sono dotati di un numero di metri quadri (virtuali anch’essi) che, a pagarci l’IMU, potrebbero sanare il debito pubblico italiano, cos’hanno di reale?

Davvero mi relaziono quotidianamente con quei 100/200/10000 “amici” di Facebook? Assolutamente no. Ogni giorno ne sentirò 2 o 3? Una decina diversi in una settimana? E, allora, tutto questo “volemosebbene” digitale, in cosa si traduce?

Spesso si sente dire che oggi è più facile comunicare, tutti hanno il celllulare, ma nessuno parla e comunica… l’avrete sentito mille volte, no?

In tutto questo vediamo che siamo travolti ma centinaia di amici sconosciuti.

Ciò che mi fa piacere e che mi sta facendo piacere, è quando si riesce, anche solo per una persona, ad invertire questa strana tendenza ad accumulare amicizie “numeriche” (ahah, io ho 500 amici, tu 400: sono più  figo…) e passare a livelli di conoscenza più profondi, laddove la profondità del rapporto è legata alla qualità della discussione e del confronto non tanto in termini di forma, quanto in termini di capacità di scambio di opinioni. Indipendentemente dall’argomento, ok, ma essendo in grado di variare ed andare a toccare i campi più disparati: dalla politica, all’economia, agli amori, alle amicizie, alla famiglia, al lavoro, al tempo libero, alla scuola ecc… senza pregiudizi né giudizi verso l’altro.

Ecco, sono convinto che, in parte, internet e i social network hanno le potenzialità per poter giocare una buona componente in questo. Magari perché è più facile incontrarsi o perché internet annulla, di fatto, differenze di riccehzza, età, peso, estetica, o perché non hai l’imbarazzo dell’incontro o magari perché ci sono meno filtri ed obblighi sociali oppure anche solo perché, in qualunque momento, hai la via di fuga chiamata “Spegni”. I motivi di base possono essere infiniti.

In questo modo, e torno all’inizio, sono convinto che si possa uscire dal social network, reso tecnicamente possibile dalla rete, e trasportare l’aspetto social di condivisione e confronto delle idee su un piano più umano e meno computazionale. Non è necessario l’incontro fisico, ma si può sfruttare tranquillamente l’annullamento delle distanza aiutati, nuovamente, da internet.

Certo, il sapore della lettera scritta a mano resta ancora diverso, ma, riportando alla situazione attuale, anche una bella mail, lunga lunga lunga in cui spazi a destra e a sinistra, è, a mio avviso, un bellissimo momento di socialità che, per quanto intangibile, va già ben oltre il “like” di Facebook ed già fuori dalla rete; si è spostato già nel cosiddetto real.

Certo, non con tutti, non sempre, ma è possibile.

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2 Pensieri su &Idquo;Riscoprire il social oltre il network #twitter #socialnetwork #reallife

  1. Questa è una cosa su cui ho riflettuto e più volte anche io. Sono d’accordo su quello che dici ma sono ancora più estremista. Nel senso che io non faccio più nessuna differenza tra vita cosiddetta reale e vita cosiddetta virtuale. La realtà e la virtualità sono tali solamente in rapporto di quanto ci metti di te stesso. Una cosa è reale se ci metti dentro quello che sei veramente. E questo può avvenire nell’incontro fisico, nei social, nella blogsfera e ovunque si possano incontrare persone. Viceversa se ti approcci agli altri nascondendoti, lesinando di te, tutto diventa virtuale, anche se le persone le puoi toccare e ce le hai davanti agli occhi.

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