Suicida a 15 anni per omofobia? No per bullismo #omosessualità #omofobia #suicidio #bullismo

Sono passati pochi giorni dal suicidio del quindicenne (assolutamente anonimo) che si è impiccato di ritorno a casa da scuola.

Quindicenne si suicida impiccandosi: bullismo e omofobia - [La foto è ad un'opera d'arte di Maurizio Cattelan]Quindicenne si suicida impiccandosi: bullismo e omofobia - [La foto è ad un'opera d'arte di Maurizio Cattelan]

Quindicenne si suicida impiccandosi: bullismo e omofobia – [La foto è ad un’opera d’arte di Maurizio Cattelan]

Fior fior di giornali hanno dato la colpa del suicidio all’omofobia dilagante. Può essere, perché no? La morte di un ragazzo di 15 anni, però, certamente non ha una sola spiegazione univoca ed è fondamentale sentire più voci, più opinioni così da crearsene una propria.

Vi riporto quanto ha scritto un’amica conosciuta poco tempo fa, una cosplayer, una come me, come D., come te che stai leggendo, ovvero una persona. Anche lei cosplay di Team Fortress 2 a Lucca. Il nostro scout blu di Team Fortress che abbiamo arruolato “al volo” (tutti credevano fosse uno scout blu, in realtà era la nostra spia perfettamente travestita…) in un bel clima di gioia e normalità, no? Beh, vi riporto quanto ha scritto Mikiri Tohoshima. Per cortesia, però, seguite anche il link e leggetelo sulla sua pagina originale:

  1. perché lei è l’autrice ed è corretto che il click vada almeno anche lei (se non solo a lei)
  2. perché dovete sentire più voci, esplorate più siti, guardate cosa pensa la gente diversa da voi, ovvero il mondo che vi circonda
  3. non abbiate paura di cambiare la vostra opinione, non fossilizzatevi su questo sito. Quante volte entrate in un sito e non proseguite anche oltre?
  4. vincete la pigrizia di non cercare la fonte originale e in generale vincete la pigrizia di non denunciare, perché “tanto le cose vanno così”. Non è vero. Voi siete i primi che possono cambiare il mondo. Io sono il primo che può farlo…

Bullismo

Il brano si intitola “Bullismo” ed è evidente come i punti di vista non siano monodirezionali e come la realtà toccata con mano sia “altra cosa” rispetto alle versioni fredde o edulcorate dei giornali. Un quindicenne muore suicida per bullismo (ecco, questo è il link, leggetelo in originale), non necessariamente per il proprio orientamento sessuale.

Non vorrei apparire insensibile, ma ho appena letto l’ennesimo articolo riguardante il ragazzo che si è ucciso dopo le ripetute (almeno, così dicono gli articoli) offese da parte dei “compagni”.
“Morto di Omofobia”.

Esiste una cosa in questo fantastico mondo occidentale e civilizzato chei si chiama BULLISMO. E molte persone che conosco, tra cui la sottoscritta, hanno subito prese in giro, offese, danni alle proprie cose e ingiurie, per il semplice motivo di essere “diversi”.
Ma non diversi nel senso omosessuali, cosa ne sa una bambina di 7-8 anni della propria identità sessuale, diversi forse perchè apparivano deboli, forse perchè gli altri pensavano che, mettendosi in gruppo, ci si poteva divertire ai danni di quella ragazzina che preferiva magari leggere, oppure che si inventava storie, invece che giocare con gli altri compagni.
Quel ragazzo, non è morto di omofobia. Quel ragazzo è solo una delle ultime vittime del BULLISMO. (Almeno, così dicono i giornali, perchè ho letto alcuni pareri molto interessanti che dicono che i compagni non avevano colpa della vicenda).

Il bullismo è una brutta bestia, radicata nella società, e sembra che, nonostante tutte le belle parole, nessuno voglia fare NIENTE per contrastarlo.
Mandiamo la ragazzina bullizzata dallo psicologo, piuttosto.
Cambiamo scuola al nostro bambino che è stato picchiato da quel bullo.

Molto spesso i bulli sono persone che hanno problemi in famiglia. Sono ragazzini, o ragazzine, arrabbiati con il mondo e con loro stessi, che vengono lasciati liberi di fare degli altri ciò che vogliono, perchè ciò che fanno è divertente, e ciò che è divertente, viene seguito a gran voce dal “branco”.
Allora, la pecora nera, deve decidere se o venir sbranata, o continuare a fuggire, nascondersi, evitare di giocare con gli altri, e infine, venir protetta dalla scuola, e passare tutte le ricreazioni della sua vita delle elementari a leggere libri e fumetti. Da sola in un corridoio vuoto.

Gli adulti non vogliono stancarsi, e questo lo comprendo bene ora che, forse, sto diventando adulta anche io. Gli adulti hanno tanti problemi per la testa, tante paturnie, gli insegnanti hanno tanti bambini a cui stare dietro. Quindi, il problema, preferiscono non prenderlo di petto. Preferiscono girarci intorno, oppure, non farci niente, specie se non si accorgono di come soffre il loro pargolo, o peggio, pensano che il fatto che non voglia andare a scuola sia semplicemente dovuto ai capricci di un ragazzetto viziato. (oh, tesoro, dove abbiamo sbagliato)

I bambini hanno paura. I bambini convivono con la paura ogni giorno, e la paura di andare a scuola (che nell’età adolescenziale si trasformerà in vomito, in ore bruciate, in “Mah, oggi entro alla seconda ora, non c’è il prof X) perchè c’è quello stronzetto che appena li vedrà inizierà a prenderli a calci, è sicuramente una delle meno sopportate dall’adulto. Possono guardare infinitamente sotto un letto, tappare gli occhi al figlio durante la vaccinazione, tenergli la mano mentre salgono le scale mobili, ma non potranno mai impedirgli di andare a scuola (a parte il fatto che è obbligatorio).

Allora, cosa fare per salvare il proprio figlio vittima di un bullo?
Io direi, prendere questo bullo e ucciderlo, ma l’omicidio è illegale in Italia, quindi, bisogna optare per delle vie più sagge e meno sanguinarie.
Bisogna esporre agli insegnanti il problema, bisogna insistere sul rispetto del prossimo, bisogna vedere gli altri genitori, confrontarsi, bisogna ascoltare i propri bambini.

Sono bambini, e se non si proteggono quando sono tali, arriverà il giorno in cui, costretti a difendersi da soli, passeranno alle mani, per difendersi dalla loro ossessione. E in quel momento, saranno loro i pazzi, saranno loro quelli chiamati “psicopatici”, saranno quei bambini diventati adolescenti (e forse adulti) a prendere la corda dalla cantina, oppure a prendere delle pilloline, oppure a passare dalla parte del torto.

Le mie sono parole vuote, tutte le parole lo sono, ma sono le parole di una persona che è passata avanti dove molti, nella sua situazione, si sono fermati.

Mi hanno chiamata pazza, mostro, schifosa, hanno finto di disinfettare dove toccavo, mi hanno picchiato, mi hanno ossessionato, sognavo di venire uccisa da loro, piangevo perchè non volevo andare a scuola, scrivevo storie dove morivano nei modi più orribili, fingevo di stare male pur di stare a casa, mi rubavano le cose, me le nascondevano, mi hanno messo insetti tra i libri, mi hanno infilato gomme da masticare tra i capelli, mi hanno incollato la sedia, mi hanno minacciato di morte, di venire a casa mia, di far del male alla mia famiglia, hanno detto che vivevo nelle fogne, dicevano calunnie sulle mie azioni, mi hanno fatto vergognare di essere nata.

Quello che ho subito io nella mia vita scolastica non è niente di più di quello che so hanno subito alcuni miei compagni di classe, persone che conoscevo e persone di cui ho sentito parlare. Ma se è vero che viviamo in un mondo civilizzato, e siamo nel 2012, qualsiasi cosa ti porti ad avere un figlio, ciò ti impone anche di proteggerlo affrontando per lui i suoi draghi.
E se andate a scuola, fate qualcosa per chi viene preso di mira da un bullo, da una gang, o viene messo da parte. Potrebbe salvarlo dal salire su una sedia con una sciarpa al collo.

Mikiri Tohoshima

Vi prego e vi scongiuro: leggete ed informatevi smettendo di chiudere gli occhi e iniziando a fare qualcosa per davvero… fate capire che gli stronzi e gli “sfigati” non sono quelli che si mettono uno smalto rosa, o quelli a cui piace leggere o che hanno un difetto fisico. I veri sfigati e i veri stronzi sono gli altri. Sono talmente vuoti ed hanno talmente poco, che non possono nemmeno concedersi il lusso di un difetto fisico, comportamentale o di altro tipo…

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7 Pensieri su &Idquo;Suicida a 15 anni per omofobia? No per bullismo #omosessualità #omofobia #suicidio #bullismo

  1. I punti di vista riportati sono interessanti ma credo che ci sia bisogno di andare oltre. Chiunque non si omologa alla massa viene emarginato, non da bambino, a qualsiasi età. Da bambino e adolescente è terribile perché non hai gli strumenti né la forza per difenderti e, troppo spesso, chi dovrebbe farlo è assente. Da adulto, in molti caso, arrivi a ritenere che il modo per difenderti sia cambiare, adeguarsi ed omologarsi. Quanti adulti lo fanno? Quasi tutti direi. È la società di cui facciamo parte che ragiona per divisioni, per fazioni, per gruppi e quasi nessuno è esente da questo ragionamento. Persino questo post e l’altro linkato, per quanto in buonafede, non ne sono esenti. Perché si parla di vittime e carnefici. Si dà per scontato che la vittima vada difesa e tutelata e il carnefice punito e represso. E anche questo tipo di ragionamento è frutto di quello che dicevo prima. Perché se puniamo, isoliamo, impediamo a certe persone di nuocere facciamo alla fine ciò che fanno i bulli con le loro vittime. C’è una terza strada, la più difficile da percorrere. Quella che considera tutti persone, esseri umani, anche i bulli, anche i cattivi, pur nella loro inumanità. È la strada che permette di capire le ragioni per cui tali deprecabili azioni scaturiscono. È la strada che ha il coraggio di guardare alle cose che abbiamo in comune invece che a quelle che ci dividono. Perché tutti noi, in molteplici occasioni, ci trasformiamo in carnefici. Pur facendo parte dei “buoni”. Esserne consapevoli permette di trovare le soluzioni, quelle che non alimentino le divisioni ma ci permettano di considerarci tutti parte dello stesso gruppo, l’unico che esiste, quello dell’umanità.

    • Concordo col tuo punto di vista, lo sai perché ne abbiamo parlato in molteplici occasioni. Però ti pongo una domanda su cui non siamo mai andati: e se “il carnefice” non fosse disponibile a questo dialogo con “il buono”?
      Vero è che facciamo parte dello stesso gruppo, ma come per le mele ( :p ), può esserci quella più saporita e quella meno saporita, ma quando ce n’è una marcia, cerchi di recuperare il più possibile, ma ad un certo punto la butti… Tu dici che “esserne consapevoli” permette di trovare soluzioni, ma se non si è in due ad essere consapevoli di qualcosa, ci si riduce comunque a vittima e carnefice e non si riesce nemmeno a provare a trovare una terza via perché, a quel punto, esiste una delle parti che si chiude.
      Poi, magari, la terza via non si trova anche tra chi dialoga e ci si “omologa”, ma il tentativo lo si sarà fatto.
      Quindi mi trovi in totale accordo fintantoché esistono entrambe le parti che desiderano dialogare, ma ho qualche dubbio personale se una delle due non ci stesse.

      • Assolutamente vero nel senso che non sempre il dialogo è possibile e che bisogna sempre essere in due per istituirne uno. Quello a cui non mi arrendo è la divisione del mondo tra buoni e cattivi, il fatto di etichettare e dare dei ruoli. Perché se ti danno un ruolo è molto facile finire per essere quello che gli altri vedono in te. Perché, come dice Brecht, ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati. E’ facile stare dalla parte dei buoni, dalla parte di chi certe cose non le farebbe mai (e giustamente! Ci mancherebbe…). Ma creare divisioni è sempre rischioso. Individuare il giusto e lo sbagliato, il buono e il cattivo, la ragione e la colpa. E dico questo con profondo rispetto, senza voler sminuire assolutamente la gravità di certi episodi. Solo varrebbe la pena di fermarsi un attimo a riflettere anche su quanto certe parole condizionino poi il nostro modo di vedere il mondo. Solo questo.

        • http://www.liberoquotidiano.it/news/home/1073641/-Vietato-umiliare-i-bulli—I-giudici-condannano-la-prof-.html
          Ma veramente qualcuno crede che il professore del collegamento indicato abbia “umiliato” il povero piccolo bastrdo alla prima volta che questo insultava il compagno? Visto che il professore non l’ha picchiato (gesto istintivo), è molto probabile che abbia provato prima varie volte a far ragionare la bestia.
          …E la cassazione (c minuscola) condanna alla galera (ma neanche gli stupratori e gli ubriachi che investono 5 giovani turisti o 9 ciclisti-birilli, scontano la pena!) un professore che cerca di far capire con le buone l’errore? A parte che se il cattivo non sente la “punizione” non cambierà; mi sembra ovvio che ilteppista si debba sentire umiliato: se io confessassi una colpa da me commessa, mi vergognerei. …anzi, potrei denunciare tutte le persone che mi ascoltano poiché mi mettono in uno stato di umiliazione!
          Ma lo sapete che in nessun giornale ho letto che i giudici hanno condannato i genitori dell’animale per le responsabilità del loro cucciolo (neanche in altri casi, quando il bullo ha più di 14 e sarebbe parzialemente responsabile)? né che hanno tolto i figli a questi genitori incapaci di educare! Oppure non è responsabilità nenche loro?! Ho capito! La responsabilità è della vittima (e vittima sicuramente lui è – non è in discussione neanche se l’oppressore potrebbe essere a sua volta un’eventuale vittima -): puniamola per la sua “vittimicità”.
          Partendo dal presupposto che viene fatto il tentativo di salvare capra e cavolo, se posso scegliere fra: continuare a far soffrire una o più vittime innocenti ed eliminare la vittima colpevole o tenere la vittima colpevole e continuare a far soffrie una o più vittime innocenti… quasi sicuramente sceglierei

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