La bolla informativa – parte 1/? #bolla #bollainformativa #facebook

Con oggi voglio cominciare un piccolo set di post tipo “editoriali”, che trattano principalmente della politica italiana, europea e mondiale e di un po’ di aspetti “social”. Sarò odioso in talune parti quindi, se volete, potete insultarmi garbatamente nei commenti. Ovviamente c’è un fine :p

Referendum costituzionale 4 dicembre: no 59.11%, sì 40.89%

Referendum costituzionale 4 dicembre: no 59.11%, sì 40.89%

Un giugno di brexit che ha portato anche l’Europa dei piani alti a prendere coscienza del fatto che qualcosa non andasse.
Donald Trump ha vinto le elezioni presidenziali americane del 2016 contro ogni pronostico (non valgono le percentuali “nuove” emerse durante lo spoglio delle schede :D… troppo facile così)
Per un soffio l’estrema destra austriaca non ha portato a casa il gradino più alto del podio (sebbene la figura del presidente dell’Austria sia più cerimoniale che dotata di effettivi poteri), perdendo 48.7% contro 51.3%.
Il NO ha appena battuto (di svariate lunghezze) il SÌ al referendum costituzionale in Italia.
Quello su cui si sono scontrati i sondaggisti, i giornalisti e i vari trend setter è stata l’incapacità di leggere la realtà.

Un po’ tutti, a posteriori, si sono sbizzarriti nel cercare motivazioni, cause e colpe, quindi perché non farlo anch’io? (su questo punto ci tornerò su, in futuro, tenetevelo segnato).

Dopo gli esiti di queste quattro consultazioni, i vari istituti di ricerca hanno provato a dimostrare come la sfida si muovesse sul terreno di campagne contro grandi centri urbani. Severgnini sul Corriere si è sbilanciato in una difesa dell’eterogeneità di pensiero in città, di dinamismo, di scambio di idee che porta, logicamente, a votare il giusto (peccato che la democrazia gli abbia detto tutt’altro e che non credo che il contadinozzo della bassa – non me ne voglia, mi serve per il paragone, come fu per la “casalinga di Voghera” – abbia meno capacità cognitive del giargiana intrallazzato e cocainomane di piazza Duomo a Milano). Effettivamente se andiamo ad analizzare i dati geografici delle elezioni presidenziali americane, notiamo come il peso dei (pochi) grandi centri urbani sia quasi equiparato e superato dalla somma dei (tanti) piccoli centri periferici. Ah… la borsa americana sarebbe dovuta collassare sotto l’improvvida ascesa di Trump, ma ha fatto e sta facendo l’esatto opposto (preoccupando non poco, tra l’altro, in termini di bolla speculativa).

In termini di stampa c’è stato, nel caso referendario italiano, un certo snobismo da parte dei giornalisti e di molti cosiddetti radical-chic, che hanno tacciato tutto ciò che lasciasse presagire un NO come populismo più o meno becero, come ottusità, incapacità di cambiare ecc. Le stesse persone che difendevano a spada tratta la “Costituzione più bella del mondo”, macinando pure qualche soldino su quella assunzione, hanno sostenuto un SÌ che, palesemente, contraddiceva quella dicitura (quando vai a toccare 1/3 degli articoli disponibili, magari proprio così bella non era?).

A Londra i geni della finanza creativa, terrorizzati da un’ipotetica Brexit, hanno agitato spauracchi di ricadute economiche dannose di inammissibili e ineguagliabili dimensioni. Purtroppo per loro anche questo mito è stato sfatato: le borse hanno perso più terreno con una ben più misera Italia (per quanto ami la mia città, non esiste oggettivamente neppure la più remota possibilità di paragonare la piazza finanziaria di Milano con quella di Londra, con millemila volte i volumi di scambio italiani).

Dal mio punto di vista, di fatto, abbiamo assistito al collasso del sistema di potere di fronte a delle banali libere scelte della cittadinanza. Trovo inaudito, inoltre, il tifo fazioso su cui lo scontro si è portato. Mentre te lo aspetti da un Trump, da un Grillo, da un Salvini, da un Farage e ce lo dovremo aspettare in Olanda (già si vede) da un Wilder (l’elenco potrebbe continuare), ammetto che da persone moderate ce se lo aspetterebbe meno da un NYT o da un Corriere. Ti aspetti sì la presa di posizione (gli endorsement tipicamente americani), ma non ti aspetti un tifo. Anche perché, intendiamoci, risulti la brutta copia dell’originale se lo fai. Se un Bersani organizzasse un V-Day, non raggiungerebbe mai la credibilità che raggiunge Grillo, dai… è come se Grillo iniziasse a smacchiare i giaguari, non lo sa fare e basta.

Dove risulta fallace, però, questo fallimento/collasso del sistema di potere?

Di fatto risulta fallace in quello stesso indicatore che viene indicato nella bolla informativa generata dai social network. Se è vero, infatti, che la bolla informativa esiste su Facebook (mi spiace per chi si esprime sempre tanto apertamente e con convinzioni incrollabili perché, di fatto, alimenta la propria bolla ed esclude a priori le idee in contrasto con le proprie), reputo altrettanto vero che la bolla informativa esista anche a livelli superiori e “ufficiali”. Di fatto i giornali americani se la sono suonata e cantata per l’elezione di Trump. Idem i giornali italiani per quello che è accaduto con il NO e quelli mondiali per la Brexit.
Tutti si sono chiusi nell’illusione del “ma questa è la scelta migliore” senza porsi una domanda non indifferente: per chi?

p.s.: notato niente di strano in questo post rispetto al mio solito? E con solito intendo quelli di 3 anni fa e delle “invettive” contro Monti e le sue politiche economiche (se andate un pochino a ritroso nel blog li trovate). Se sì, bravi, se no… lo spiego la prossima volta…

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