La bolla informativa – parte 2/? #bolla #bollainformativa #facebook #informazione

La parte 2/? la comincio col svelare il primo arcano celato nel post scriptum di ieri (come sono forbito!) relativo al primo post della serie legata alla bolla informativa.


In confronto ai post in cui denunciavo quelle che, a mio avviso, erano decisioni scellerate del governo Monti, nel post di ieri non era presente alcun link.

Cosa comporta l’assenza di fonti in un articolo?

Rispetto ai suddetti post, ho avanzato solo idee e riferimenti che esistono solo nella mia mente con tutto il bene ed il male che può esserci.

Negli errori commessi non c’è necessariamente malizia o voglia di trollare qualcuno, semplicemente ci potrebbe essere un possibile buco nei miei ricordi che sono andato a riempire senza effettuare una verifica delle fonti.
Questo porta al punto successivo: se scrivo una tesi scientifica senza bibliografia, il valore della tesi cala di svariati ordini di grandezza fino a risultare, eventualmente, della semplice carta igienica (tra l’altro pure un po’ scomoda e fastidiosa…), perché quando scrivo un post non devo fare lo stesso? Che senso ha fidarsi di post senza fonti credibili?
Ad esempio, quando ho citato gli articoli di Severgnini, sono sicuro di averli letti ed ero abbastanza certo del loro contenuto, ma, avendo deliberatamente omesso i link, non ho permesso a nessuno di controllare agevolmente la mia fonte. Avrei potuto benissimo scrivere una balla e il mio post sarebbe entrato nella testa di chi l’ha letto solo per una questione di fiducia nei miei confronti. Cosa accade, dunque?

La bolla informativa

Nel momento in cui sto decidendo di cercare informazioni (valgono internet, la tv, la carta stampata, la radio ecc.), dovrei mettermi in uno stato mentale molto critico verso chiunque, fossero anche le persone di cui più mi fido al mondo.
Il problema di base, infatti, è che a tutti piace leggere/ascoltare ciò che avvalora le proprie convinzioni. Quando c’è dialettica, infatti, c’è confronto e il confronto comporta sforzi che, a loro volta, minano la nostra pigrizia mentale e la naturale avversità/resistenza al cambiamento.
Quando troviamo una persona che “la pensa come noi”, proviamo una sensazione positiva e, molto probabilmente, cercheremo di rientrare in contatto con quella persona per poterci parlare nuovamente. Viceversa, con “chi la pensa diverso da noi”, cercheremmo contatti più sporadici. Il concetto è ben spiegato anche in questo editoriale dell’Avvenire dal titolo «Mi piace»? Lo decide un algoritmo.

— piccola interruzione —
In questo punto, ad esempio, avrei voluto inserire qualche link in più relativo alla generale resistenza al cambiamento che fosse adeguatamente supportato da fonti, purtroppo ciò che sono riuscito a trovare sono solo due siti a cui non so quanto dare credito poiché non riportano alcuna fonte/link esterno all’interno dei propri scritti. Potrei usarne più di uno, senza fonti, per avvalorare la tesi attraverso un mero metro quantitativo (lo dicono in tanti, sarà così), purtroppo, però, dal mio punto di vista mancano di quello che i motori di ricerca chiamano credibilità (trustness) che, di norma, è massimo presso enti governativi (.gov), università/centri di ricerca (.edu), riviste scientifiche che effettuano peer review serie ecc. ovvero quelle istituzioni credibili “per definizione” (non voglio scendere nei dettagli di funzionamento di un motore di ricerca in questo post). Comunque continuerò a cercare un qualche testo di psicologia che ne parli.
— fine piccola interruzione —

Facebook, Twitter, Google… e le personalizzazioni

Consci, anche, di queste teorie di base, vengono quindi sviluppati una serie di strumenti che rendono più lieto il nostro tempo su internet.

Facebook mostra principalmente post in linea con le nostre idee, Twitter ha modificato il proprio algoritmo per evitare di perdere troppo terreno rispetto a Facebook e sulla timeline propone i post che possono interessarci maggiormente, Netflix suggerisce le serie in base ai gusti dello spettatore (basandosi sui tempi trascorsi a guardare film dello stesso genere, regista, attore ecc.), una ricerca su Google varia il proprio risultato a seconda dell’utente che la esegue.

Detta “semplicemente” così, la cosa può non farci né caldo né freddo, oggettivamente. Siamo in momenti di svago e non ce n’è per nessuno che ci si metta lì a far fatica… Di più: ci fa un sacco comodo perché troviamo subito ciò che cerchiamo (o crediamo di cercare) ed è gratis!
Partiamo allora da più lontano: “Consigliati per te” e “Gli altri utenti hanno acquistato anche” di Amazon.
Mettiamo il caso che abbia comprato un lettore mp3: Amazon ti “dice” guarda che gli altri hanno comprato anche quelle cuffie (e sono in sconto!). E dalla schermata successiva inizieranno ad apparirci suggerimenti a cd musicali con rip incluso (si usa quel termine quando si parla di mp3 convertiti dal cd).
Sono due elementi fondamentali della formula vincente. Di fatto, grazie a quei suggerimenti personalizzati, Amazon vende di più. Certo, la fortuna di Amazon (e di Bezos) non si basa solo su quello, ma ha contribuito pesantemente a creare l’impero che è oggi Amazon.
Il motivo è semplice e banale: funziona.
Ora, il parallelo di Amazon è funzionale a far capire come i “suggerimenti” ci portino a ragionare un po’ meno e, in fondo in fondo, non sono così male. Potrebbero addirittura coincidere con il miglior prodotto in termini di qualità/prezzo, ma non è una cosa su cui fare affidamento.
Tutto questo se si vuole tralasciare il fatto che l’acquisto d’impulso pesa parecchio sulle tasche degli acquirenti: una ricerca svolta su 500 clienti di un supermercato usata presso l’Università di Parma, ha evidenziato come l’incidenza a valore degli acquisti di impulso è stata, mediamente, del 53,1% – dato tratto dai lucidi del corso di Marketing Distributivo (è interessante, a mio avviso, notare come, nel tempo, alcuni altri dati siano cambiati nel tempo tra il 2000 e il 2013 – anno di un’altra analisi similare – mostrando maggior attenzione negli acquisti durante il periodo di crisi economica).
Se non bastasse, inoltre, l’acquisto di impulso è quello di cui più facilmente ci si pente… (a proposito: mamma mia che pessimo articolo di Wiki… manco un riferimento… credo che un markup di carenza fondi glielo metto entro domani :p)

Se un prodotto è gratuito, il prodotto sei tu

Il gioco cambia un pochino quando i servizi sono gratuiti perché “l’acquisto” è invisibile ed il prodotto, stavolta, sei tu.
Anzitutto: perché dovrei applicare un simile algoritmo alla timeline? La risposta è molto semplice: se tu ti trovi bene in un posto, non vorresti starci quanto più tempo possibile? Se ti faccio sentire accolto in questo sito, non vuoi continuare a tornarci? Fra un’ora… fra due… fra tre… perché non spenderci, in media, 23 minuti al giorno del tuo tempo? Non sono neppure troppi, visti così, quindi perché creare quella logica?

Se io applico un algoritmo di quel tipo alla timeline di Facebook, lo faccio per poterti mostrare le cose che più possono piacerti perché, così, stai più tempo sul mio sito, condividi più spesso, metti il like ecc.

E l’acquisto? Be’, la pubblicità. Stai comprando pubblicità che altri pagano. La moneta che paghi sono il tuo tempo, innanzitutto, il potenziale acquisto e, infine, la tua cerchia di amici.
Se sei “amico” principalmente con le persone con cui ti trovi bene, vorrà dire che c’è un’alta probabilità che abbiate interessi moooolto simili, quindi una certa pubblicità anche per lui, determinati suggerimenti e così via.

Per questo post termino con uno dei primi punti su cui proseguirò anche in futuro: ciò da cui dovremmo cercare di proteggerci, in definitiva, è la cosiddetta Filter bubble.

Ultimo avviso: non è un qualcosa di solo online… ma questo post è già fin troppo lungo e ancora mancano della parti. Approfondirò in seguito.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...