ACTA: il Giappone ratifica l’accordo. TPP: nuova minaccia #acta #stopacta #giappone #noacta #TPP #notpp

ACTA! Quanto tempo che non ne parlo. L’ormai famigerato Anti-Counterfeiting Trade Agreement spunta nuovamente sulle teste dei netizens.

Stop ACTA - cartelli trovati a Milano in zona Corso Como

Stop ACTA – cartelli trovati a Milano in zona Corso Como

Non ne avevo più reso la dovuta importanza a luglio, quando la cara buona vecchia Europa (sul cara e buona si può discutere, ok…) il 04/07/2012 aveva bocciato l’accordo privando di un fondamentale supporto questo abominio intellettuale, e in realtà arrivo un po’ in ritardo anche a dar conto di questa ulteriore notizia. Continua a leggere

Annunci

Legge anti-blog: anche i tecnici vogliono chiudere il web #intercettazioni #legge #severino #fornero

E rieccoci. Maccheppalle! L’abominevole e ignominiosa norma anti-blog (o ammazza blog, come la chiamano alcuni giornali), è tornata.

Torna la censura ai blog?

Torna la censura ai blog?

Sembra Carramba che Sfiga, il nuovo programma condotto da Giorgio Napolitano che vede come special guest di questa settimana la Severino, il Ministro della Giustizia (o dell’ingiustizia?).

L’ospite da 7 milioni di euro ha ben pensato di reintrodurre nelle sue mirabolanti proposte di legge la norma anti-blog già sconfitta ai tempi della chiusura/oscuramento/messaggio di Wikipedia in seguito alla proposta della cosiddetta legge-bavaglio. Continua a leggere

Sciopero di Internet: com’è andata? #SOPA #PIPA #SOPAStrike #StopSOPA #j18

Ieri, 18 gennaio 2012, c’è stato lo sciopero di internet.

Gli interventi più evidenti sono stati quelli di Wikipedia inglese – che ha aderito integralmente allo sciopero chiudendo per 24 ore – Reddit, Google (per gli internauti americani), Vimeo, Flickr, Mozilla, BoingBoing… (su SopaStrike un elenco più corposo). Si parla di più di 75000 siti che hanno ufficialmente aderito.

Essendo internet, ovviamente, il dato è solo indicativo: possono essere stati 50 in tutto o 150000… Il bello di internet è anche questo, no? Libertà… Continua a leggere

Sciopero di internet il 18/01/2012. I’ll go dark too on #j18 against #SOPA #PIPA #sopastrike #anon

Sciopero. Sì, stavolta sciopero anch’io. Sipronunciaaigor chiude i battenti per 12 ore.

Il blog risulterà privato e inaccessibile per 12 ore e nelle ore più trafficate, ovvero dalle 6:00 alle 18:00 del 18/01/2012.

—edit—

Renderò privati e inaccessibili tutti i post ad esclusione di questo e di uno di formale protesta che sarà pubblicato in lingua inglese

Mi affiderò al piccolo settaggio messo a disposizione da WP sperando che annerisca la pagina

Purtroppo il piccolo settaggio sta imponendo solo il ribbo, nonostante abbia settato il blackout totale… vabbe’…

—end edit—

Continua a leggere

Censura: la Bielorussia dichiara illegali alcuni comportamenti sul Web #censura #bielorussia #illegalità #317-3

Oggi riporto una mia traduzione di un articolo a cura si Zoe Fox su Mashable (reperibile, in inglese, su Mashable). Come si può notare la tentazione di limitare la libertà di espressione e di usare la censura come mezzo di controllo, ogni tanto, riesce in pieno (Cina docet) e fa proseliti (in questo caso la Bielorussia).

A new law in Belarus will restrict access to foreign websites, and will require Internet cafes and clubs to report users who visit forbidden pages.

The Eastern European country’s law (Improvements to the Usage of the National Segment of the Internet, law number 317-3), goes into effect Friday — censorship making it illegal to conduct ecommerce with Belarusian citizens through sites outside the country’s .by domain name.

All companies and individuals registered as entrepreneurs in Belarus must use the national portal for conducting business, providing services and exchanging email, explains the Library of Congress in an online post. That means citizens are restricted from buying from Amazon or the Apple Store, and selling on eBay, among many other sites.

The law’s restrictions don’t stop without banning “extremist” and “pornographic” sites.

Citizens caught breaking the new law — as well as those providing Internet connection to people breaking the law — can be punished with fines of up to 1 million Belarus rubles (about $125) by the tax authorities, police and secret police.

Both the U.S. and the UK have condemned President Alexander Lukashenko’s repression of his political opponents, restricted travel to the country, and frozen assets channeled to the government, the BBC reports.

Do you think Belarus is helping its economy by keeping ecommerce on its own domain sites or is it hurting itself by restricting foreign business?

Una nuova legge in Bielorussia limiterà l’accesso ai siti stranieri e chiederà agli Internet cafè e ai club di denunciare quegli utenti che visiteranno le pagine proibite.

La legge dello stato dell’est Europa (Miglioramenti sull’uso del settore nazionale di internet, legge numero 317-3) entrerà in vigore venerdì [06/01/2012 – ndf] – la censura renderà illegale l’acquisto via e-commerce su siti al di fuori del dominio .by [top level domain della Bielorussia – ndf], da parte dei cittadini Bielorussi.

Tutte le compagnie e tutti i soggetti registrati come imprenditori in Bielorussia, dovranno usare il portale nazionale per fare affari, erogare servizi e scambiare e-mail. Spiega il Liobrary of Congress in un post online:”Questo significa che i cittadini subiranno delle restrizioni sugli acquisti su Amazon, gli Apple Store e sulle vendite su eBay e molti altri siti.

Le restrizioni imposte dalla legge non terminano senza prima bannare i siti “estremisti” e “pornografici”.

I cittadini scoperti ad infrangere la nuova legge – così come coloro che mettono a disposizione la connessione internet ai fuorilegge – potranno essere puniti con multe fino a 1 milione di rubli Bielorussi (circa 125$) dagli esattori fiscali, la polizia e la polizia segreta.

Sia gli Stati Uniti d’America che il Regno unito hanno condannato la politica repressiva del presidente Alexander Lukashenko verso i propri oppositori politici, le restrizioni ai viaggi nello stato e al congelamento degli asset controllati dal governo (qui il link all’articolo della BBC).

Pensate che la Bielorussia stia aiutando la propria economia mantenendo sotto il proprio dominio di primo livello i siti di e-commerce o si sta tirando la zappa sui piedi limitando gli affari con l’estero?

(trad: Fabrizio Di Pietro – Sipronunciaaigor)

Personalmente credo che ogni limitazione alla libertà di espressione attuale su internet sia deleteria, nel medio-lungo periodo, per chi la impone.

Anonymous: messaggio al Congresso degli Stati Uniti d’America (trad. ITA) #anonymous #USA #anon #SOPA #PIPA #nosiae

Stop Online Privacy Act (SOPA) e Protect IP Act (PIPA).

Questi i due nomi delle abominevoli leggi che consentirebbero alle autorità statunitensi di oscurare i siti responsabili di pirateria audiovisiva. Che male c’è a bloccare la pirateria, dato che è illegale? Nulla, non fosse che, all’atto pratico, queste leggi consentono la chiusura di un sito intero solo per una pagina contenente riferimenti a contenuto illegale. Per intenderci è sufficiente un link che indirizza ad un film e fine del gioco.

Per fare un esempio:

la nuova versione del PROTECT IP Act inserirebbe Facebook e YouTube nella lista dei siti votati alla condivisione illecita dei contenuti

(Fonte: http://punto-informatico.it/3319820/PI/News/protect-ip-act-scure-sugli-intermediari.aspx)

Ma oltre alle piattaforme di video-sharing o quelle che consentono l’embed dei contenuti di queste piattaforme, le cui dimensioni e quantità dati sono tali da non consentire il controllo tempestivo di ogni singolo filmato/contenuto, verrebbero colpite anche tutte quelle piattaforme tipo MegaUpload (ad oggi circa 26 petabyte – PB – di dati, ovvero 26000 TB, ovvero 26000000 di GB) in quanto contenitori di materiale illecito.

Continua a leggere

Decreto intercettazioni: comma 29 sì o no? #wikipedia #internet #intercettazioni

… direi proprio di no, ma a tutto il decreto, per ora…

12 ottobre 2011: oggi sarebbe dovuto essere l’ennesimo giorno fatidico del voto alla Camera per quanto riguarda il DDL anti-intercettazioni, o “Legge bavaglio“, o “Legge”/”Norma anti-blog“, o “Legge ammazzablog“, o come volete chiamarlo voi, di cui a me personalmente e a metà della internet italiana interessa il fatidico comma 29. Sostanzialmente il motivo per cui Wikipedia si è autosospesa il 5 ottobre e a cui sono state apportate modifiche a seguito della prima, parziale, “vittoria di Wikipedia”.

Il voto sarebbe già dovuto avvenire il 6, ma venne spostato (come sempre: viva l’Italia!) al 12 ottobre, ovverosia oggi. E oggi è stato rispostato…

Ieri, infatti, è stato annunciato che il voto sulle intercettazioni, previsto per oggi, sarebbe stato nuovamente spostato. Dev’essere brutto andare sotto per un voto

Unica postilla: ricordo che non è assolutamente detto la versione attuale del DDL anti-intercettazioni passi così come è ora, ovvero senza le parti interessate dagli emendamenti (al comma 29, per il nostro interesse).

E così passa un’altra giornata… aspettano che si sopisca la polemica?

“Legge bavaglio”, Wikipedia sospesa: chi lo ha deciso? #wikipedia #intercettazioni

Chiacchierando con D. a proposito del mio post sulla sospensione di Wikipedia, D. mi ha sottoposto un quesito interessante (in quanto si aspettava che parlassi dell’argomento in termini leggermente differenti), che mi ha fatto riflettere: chi ha deciso che Wikipedia si autosospendesse?

Se per la questione Vasco Rossi – Nonciclopedia il problema sussiste marginalmente, in quanto di mezzo c’era una denuncia formale e il sito è, rispetto a mostri sacri come Wikipedia, piccolino, per Wikipedia e la sua sospensione del servizio, il problema è decisamente più ampio.

Come la penso su ciò che è successo, già lo sapete, ma ciò non toglie il quesito di D., a quanto Wikipedia stessa scrive, Wikipedia è di tutti, ma hanno deciso tutti insieme di sospenderla…?

A quanto sostiene il portavoce e co-fondatore di Wikimedia Italia, Codogno, la decisione è partita dal basso e che Wikimedia “non poteva che appoggiare”.

Ora due punti contrastanti:

  • Se Wikimedia non avesse appoggiato questa decisione dal basso, Wikipedia:
    • avrebbe chiuso comunque con quelle modalità?
    • oppure sarebbe stata pienamente accessibile con soltanto un avviso (tipo quando chiedono fondi) di comunicazione generica in cui si sarebbe schierata contro al DDL?
    • oppure se ne sarebbe direttamente fregata?
  • Come possiamo essere scuri che l’iniziativa partita “dal basso” sia effettivamente della maggioranza della base di Wiki? Magari sono solo quelli che hanno alzato di più la voce a farsi sentire

Certo, il tutto è volutamente provocatorio per invitare a non fermarsi al solo gesto eclatante (e che, per carità, ha funzionato finora), ma per andare un po’ oltre e cercare di capire un po’ di più.

Andando oltre all’avviso un po’ opportunista che c’è in fondo alla prima pagina:

Wikipedia non dà garanzie sulla validità dei contenuti
Il progetto è ospitato dalla Wikimedia Foundation, che non può essere ritenuta responsabile di eventuali errori contenuti in questo sito.
Ogni contributore è responsabile dei propri inserimenti.

e rispettando quanto il concetto wikipediano di “libertà” esprime:

… nessuno è “padrone” delle voci che contribuisce a scrivere. Il funzionamento di Wikipedia prevede che ogni voce possa sempre ricevere modifiche e miglioramenti tramite nuovi contributi da parte di chiunque lo desideri, in un lavoro corale e collettivo.

si deduce facilmente che sei libero di contribuire, ma non hai la proprietà materiale di quanto inserisci, ma solo intellettuale. Non è molto diverso dal lavoro di consulenza o dai progetti universitari al Politecnico di Milano (anche se più vicina a questi ultimi), ovvero: lavora, ma il proprietario del prodotto finale sono io.

Fin qui non ci sarebbe nulla di male, ma le differenze tra consulenza, Politecnico e Wikipedia sono queste:

  1. al lavoro ti pagano; al Poli ti danno un voto e, al termine della raccolta punti, puoi chiedere il premio finale (laurea triennale o magistrale a seconda del numero di Punti PoliFragola raggiunti); su Wiki né l’uno, né l’altro
  2. al lavoro sei responsabile del tuo lavoro, ma anche chi lo sfrutta è altrettanto responsabile; al Poli non sei in situazioni tali da essere responsabile e, comunque, quanto produci viene controllato da supervisori competenti e specializzati in materia; su Wiki tu scrivi (lavori), vieni (eventualmente) controllato dall’utente “nonsisachisonomasonounsemidio” affinché la tua pagina non sia pubblicitaria, irriverente o quant’altro e tu ti pigli le responsabilità

Tutto normale, no? Certo, non fosse che nei primi due (lavoro e Poli), hai un tornaconto di quanto stai facendo ed il rischio viene ripagato, su Wikipedia loro si prendono il buono in cambio del tuo lavoro e, soprattutto, del tuo rischio (mi sta anche bene il lavoro gratis e la condivisione al fine di diffondere conoscenza ecc… ma almeno i rischi…)

Sempre considerato quanto Wikipedia sostiene, Wikipedia non si basa non su una democrazia della maggioranza in quanto il metro non è il voto, ma la discussione:

Wikipedia non è un’anarchia  […] e non esattamente una democrazia della maggioranza: il suo metodo primario di ricerca del consenso è la discussione, non il voto.

Fermo restando il mio appoggio all’iniziativa, a questo punto, però, il dubbio sulla maggioranza della base resta (per quanto la discussione si possa trovare direttamente su wikipedia). Quanti sono i favorevoli? Diciamo 60, così a occhio, e nemmeno tutti favorevoli al 100%? Inoltre sono pure un po’ copioni, in qunato l’iniziativa è partita il 3 ott 2011 alle 19:36, cioè dopo il caso di Vasco Rossi contro Nonciclopedia (io ne scrissi alle 15 del 3… l’evento è del 2), tant’è che viene addirittura citato dal creatore stesso della discussione che asserisce:

Unico problema: evitare (anche cronologicamente) che la stampa abbia buon gioco a confondere il nostro caso con quello di nonci (n.d.f. abbreviazione per nonciclopedia)

— UPDATE —

Il 12/10/2011 dovrebbe avvenire la votazione sul decreto anti-intercettazioni

Legge anti-blog molto meno anti-blog #intercettazioni #anti-blog #wikipedia #legge

Dopo il giusto e dovuto tributo alla morte di Steve Jobs, non posso esimermi dall’aggiornare il blog una seconda volta nella giornata dati i nuovi eventi riguardanti il cosiddetto “decreto anti-intercettazioni”.

Come correttamente fa notare Gekos nel suo commento al precedente post inerente l’autosospensione di Wikipedia come protesta alla legge anti-blog, il DDL non contiene più le clausole “anti-blog”.

Le nuove norme saranno vincolanti per i giornali online e le testate cartacee.

Rispondo anche ad un altro quesito posto da Gekos che, giustamente, chiede/si chiede:

Se wikipedia ha chiuso per protesta contro l’ipotesi dell’ammazza blog direi che può anche finire lo sciopero. No?

Wikipedia (in testata alla sua home sospesa) ha aggiunto quanto segue: Continua a leggere