ACTA: il Giappone ratifica l’accordo. TPP: nuova minaccia #acta #stopacta #giappone #noacta #TPP #notpp

ACTA! Quanto tempo che non ne parlo. L’ormai famigerato Anti-Counterfeiting Trade Agreement spunta nuovamente sulle teste dei netizens.

Stop ACTA - cartelli trovati a Milano in zona Corso Como

Stop ACTA – cartelli trovati a Milano in zona Corso Como

Non ne avevo più reso la dovuta importanza a luglio, quando la cara buona vecchia Europa (sul cara e buona si può discutere, ok…) il 04/07/2012 aveva bocciato l’accordo privando di un fondamentale supporto questo abominio intellettuale, e in realtà arrivo un po’ in ritardo anche a dar conto di questa ulteriore notizia. Continua a leggere

Non sono un giornale! La cassazione “libera” i Blog #cassazione #blog #giornale

I blog non sono un prodotto editoriale e dunque non sono stampa clandestina

Finalmente una prima risposta (motivo per cui toglierò il disclaimer dal mio “Chi sono?“) alla questione blog-giornali.

Il caso da cui si parte è quello di http://www.accadeinsicilia.it che è stato chiuso nel 2008 in quanto accusato di stampa clandestina (reato che non si sentiva da trent’anni). Continua a leggere

Basta! ACTA, SOPA, PIPA… lasciateci liberi #acta #stopacta #sopa #pipa #anonymous

Prima l’Hadopi francese e il decreto legge anti-intercettazioni, poi le due potenziali scuri pesantissime di SOPA e PIPA, ora ci mancava solo l’atto segreto a cui decine di stati stanno lavorando da anni e che hanno firmato (e stanno firmando in questi giorni) denominato ACTA.

In tutta sincerità: BASTA!

L’articolo 23 dell’atto va ad equiparare la pirateria digitale alla contraffazione di un marchio (in pratica un mp3 dei Beatles scaricato gratuitamente e la borsa di Prada taroccata venduta dal vuccumprà di turno sarebbero la stessa cosa).

Guarda caso un accordo di questo tipo è supportato dalla RIAA (toh?! La SIAE americana) e da un manipolo di aziende (dalla Disney alla SONY).

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Megaupload chiude. Anonymous all’attacco. Aggiornamenti #anonymous #megaupload #opMegaupload

A distanza di pochi minuti dall’articolo in cui spiegavo la chiusura di Megaupload, ho deciso di aprire immediatamente un secondo post che sarà dedicato agli aggiornamenti sulla situazione (pertanto ritwitterò questo in caso di news).

Lo inauguro subito con la prima, letta su WebNews: Megaupload riapre, o meglio, starebbe tentando immediatamente una riapertura attraverso il dominio www.megavideo.bz (al momento, però, non raggiungibile e segnalato da Google come tentativo di phishing) — 09:46 – 20/01/2012 —

La cosa non è certa, ma pare che megaupload riapra a questo indirizzo http://109.236.83.66/.

I prossimi saranno in ordine inverso (dal più recente al più vecchio in base a quando li trovo).

NEWS

— 10:01 – 23/01/2012 —

Dopo una domenica in cui mi sono riposato anch’io, riporto qualche news del fine settimana e un link: sono state tirate giù altre decine di siti. Dalla Polonia, al Brasile, alla Romania, all’Italia, alla Gran Bretagna, alla Francia.

Il file-sharing di FileSonic è stato auto-sospeso.

Tra le migliaia di comunicazioni di Anonymous su Twitter (che ieri sera è caduto, ma non per mano di Anonymous – a detta loro), me ne sono saltate all’occhio un paio: una in cui vengono distribuiti gli indirizzi dove trovare gli strumenti per n00b per effettuare attacchi DoS, DDoS ed altri; un’altra contenente i link a torrent e file qua e là sulla rete di tutto il materiale discografico e cinematografico della SONY. Continua a leggere

Megaupload chiude. Anonymous all’attacco. #anonymous #anon #megaupload #opMegaupload

Megaupload e Megavideo sono stati chiusi ieri (19/01/2012) dall’FBI. Guarda caso esattamente due giorni dopo lo sciopero di internet contro il SOPA.

Wikipedia ha fatto vedere i muscoli mostrandosi chiusa a 162 milioni di utenti, Google ha raccolto più di 4 milioni di adesioni contro l’emanazione di decreti legge come SOPA e PIPA, più di 75000 siti hanno protestato ufficialmente contro queste leggi e compagnie come Facebook, Twitter, eBay, Amazon ecc. sono fermamente contrarie a dette leggi. Se volete sapere se siete favorevoli o contrari, ho trovato questo meraviglioso diagramma di flusso. Continua a leggere

Sciopero di Internet: com’è andata? #SOPA #PIPA #SOPAStrike #StopSOPA #j18

Ieri, 18 gennaio 2012, c’è stato lo sciopero di internet.

Gli interventi più evidenti sono stati quelli di Wikipedia inglese – che ha aderito integralmente allo sciopero chiudendo per 24 ore – Reddit, Google (per gli internauti americani), Vimeo, Flickr, Mozilla, BoingBoing… (su SopaStrike un elenco più corposo). Si parla di più di 75000 siti che hanno ufficialmente aderito.

Essendo internet, ovviamente, il dato è solo indicativo: possono essere stati 50 in tutto o 150000… Il bello di internet è anche questo, no? Libertà… Continua a leggere

Sciopero di internet il 18/01/2012. I’ll go dark too on #j18 against #SOPA #PIPA #sopastrike #anon

Sciopero. Sì, stavolta sciopero anch’io. Sipronunciaaigor chiude i battenti per 12 ore.

Il blog risulterà privato e inaccessibile per 12 ore e nelle ore più trafficate, ovvero dalle 6:00 alle 18:00 del 18/01/2012.

—edit—

Renderò privati e inaccessibili tutti i post ad esclusione di questo e di uno di formale protesta che sarà pubblicato in lingua inglese

Mi affiderò al piccolo settaggio messo a disposizione da WP sperando che annerisca la pagina

Purtroppo il piccolo settaggio sta imponendo solo il ribbo, nonostante abbia settato il blackout totale… vabbe’…

—end edit—

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Censura: la Bielorussia dichiara illegali alcuni comportamenti sul Web #censura #bielorussia #illegalità #317-3

Oggi riporto una mia traduzione di un articolo a cura si Zoe Fox su Mashable (reperibile, in inglese, su Mashable). Come si può notare la tentazione di limitare la libertà di espressione e di usare la censura come mezzo di controllo, ogni tanto, riesce in pieno (Cina docet) e fa proseliti (in questo caso la Bielorussia).

A new law in Belarus will restrict access to foreign websites, and will require Internet cafes and clubs to report users who visit forbidden pages.

The Eastern European country’s law (Improvements to the Usage of the National Segment of the Internet, law number 317-3), goes into effect Friday — censorship making it illegal to conduct ecommerce with Belarusian citizens through sites outside the country’s .by domain name.

All companies and individuals registered as entrepreneurs in Belarus must use the national portal for conducting business, providing services and exchanging email, explains the Library of Congress in an online post. That means citizens are restricted from buying from Amazon or the Apple Store, and selling on eBay, among many other sites.

The law’s restrictions don’t stop without banning “extremist” and “pornographic” sites.

Citizens caught breaking the new law — as well as those providing Internet connection to people breaking the law — can be punished with fines of up to 1 million Belarus rubles (about $125) by the tax authorities, police and secret police.

Both the U.S. and the UK have condemned President Alexander Lukashenko’s repression of his political opponents, restricted travel to the country, and frozen assets channeled to the government, the BBC reports.

Do you think Belarus is helping its economy by keeping ecommerce on its own domain sites or is it hurting itself by restricting foreign business?

Una nuova legge in Bielorussia limiterà l’accesso ai siti stranieri e chiederà agli Internet cafè e ai club di denunciare quegli utenti che visiteranno le pagine proibite.

La legge dello stato dell’est Europa (Miglioramenti sull’uso del settore nazionale di internet, legge numero 317-3) entrerà in vigore venerdì [06/01/2012 – ndf] – la censura renderà illegale l’acquisto via e-commerce su siti al di fuori del dominio .by [top level domain della Bielorussia – ndf], da parte dei cittadini Bielorussi.

Tutte le compagnie e tutti i soggetti registrati come imprenditori in Bielorussia, dovranno usare il portale nazionale per fare affari, erogare servizi e scambiare e-mail. Spiega il Liobrary of Congress in un post online:”Questo significa che i cittadini subiranno delle restrizioni sugli acquisti su Amazon, gli Apple Store e sulle vendite su eBay e molti altri siti.

Le restrizioni imposte dalla legge non terminano senza prima bannare i siti “estremisti” e “pornografici”.

I cittadini scoperti ad infrangere la nuova legge – così come coloro che mettono a disposizione la connessione internet ai fuorilegge – potranno essere puniti con multe fino a 1 milione di rubli Bielorussi (circa 125$) dagli esattori fiscali, la polizia e la polizia segreta.

Sia gli Stati Uniti d’America che il Regno unito hanno condannato la politica repressiva del presidente Alexander Lukashenko verso i propri oppositori politici, le restrizioni ai viaggi nello stato e al congelamento degli asset controllati dal governo (qui il link all’articolo della BBC).

Pensate che la Bielorussia stia aiutando la propria economia mantenendo sotto il proprio dominio di primo livello i siti di e-commerce o si sta tirando la zappa sui piedi limitando gli affari con l’estero?

(trad: Fabrizio Di Pietro – Sipronunciaaigor)

Personalmente credo che ogni limitazione alla libertà di espressione attuale su internet sia deleteria, nel medio-lungo periodo, per chi la impone.