Yahoo! e SONY: licenziamenti e prodotti #yahoo #sony #licenziamenti

E dopo Yahoo!, che con il taglio del 14% del suo personale ha messo in strada 2000 dipendenti, ora tocca a SONY decurtare del 6% il proprio organico. 10000 persone per la strada. La crisi miete ancora vittime.

Yahoo! e SONY: licenziamenti in tempo di crisi

Yahoo! e SONY: licenziamenti in tempo di crisi

Non reputo che le motivazioni siano da imputarsi alla sola crisi economica mondiale. Certo, ha contribuito molto il fatto che girino un po’ meno soldi ovunque, però gli ultimi due tagli da parte di Yahoo! e di SONY sono riconducibili, a mio avviso, anche ad una scarsa qualità e ad una pessima gestione dei propri prodotti. Continua a leggere

OpenStreetMap: mappe stradali versione open #OSM

www.openstreetmap.org, seguendo questo indirizzo si giunge ad un sito in cui si possono creare e modificare le cartine stradali.

Su segnalazione di D. ho iniziato a interessarmi a Open Street Map e oggi voglio cercare di incuriosirvi un po’ su questo progetto open.

Cos’è Open Street Map?

Avete presente Google Maps, Bing Maps, Tutto Città ecc.? Ecco, ora se avete presente anche Wikipedia, pensate di mettere le due cose insieme e tirate fuori una mappa mondiale in perfetto stile 2.0, ovvero con contenuti generati dagli utenti, che segue la filosofia “open”.

Il sistema consente modifiche via browser attraverso un’interfaccia realizzata in Flash (tanto, tolto le “iCose mobile”, il plugin è installato ovunque), oppure attraverso un programma desktop (JOSM) sviluppato in Java (versione 1.6 o superiore). Continua a leggere

Google web reputation: la reputazione online diventa social (#google #seo #reputazione #online #internet)

Ecco spuntare il nuovo gioco per SEO.

Bruce Clay, al SEO TooltSet Training Course, ci parlava di reputazione ed ecco che Google la rende social: si materializza +1 button.

L’ho provato col mio account Big G. e la segnalazione è effettivamente immediata da fare. A fianco di ogni risultato oltre all’ormai onnipresente lente di ingrandimento per l’anteprima, appare il +1 button: lo si schiaccia ed è fatta.

Più ostico trovare qualche esempio di sito “piùunato” ( Google, a seguito dell’azione, nelle presentazioni, scrive “+1’d” e penso che la traduzione possa essere piùunato): non ne ho trovati, se non i miei.

Non ho capito se appariranno tutti i “+1” sotto all’indirizzo, come accade per quello fatto da me.

Esempio di +1 button a seguito di azione "+1"

Esito +1 button

Se così fosse non oso immaginare cosa potrebbe capitare sotto Wikipedia, per esempio…

Diciamo che vedo un paio di problemi ed paio di soluzioni in tutto ciò:

  1. se veramente ci fosse l’elenco infinito di “suggeritori” sotto al link, come detto poc’anzi, sarebbe il delirio, ma credo fermamente che non saranno così sciocchi da farlo
  2. c’è sempre il solito buonismo dilagante “alla Facebook”

Questi sono i problemi del +1 button alla prima impressione ed al primo utilizzo.

Le soluzioni sono scontate e semplici:

  1. raggruppare i “+1” e scriverne sotto la somma (un genio, vero?) su cui, cliccando, si può vedere chi ha suggerito
  2. introdurre un “-1” e scrivere sempre sotto la somma. Nel caso di “-1” viene richiesta una motivazione

Questo modificherà certamente, nel medio periodo, parte delle scelte aziendali legate al SEO (incidendo, probabilmente, sulle SERP di Google) che non potranno più essere solo codice e copywriting, ma dovranno virare al social e curare maggiormente i propri prodotti e servizi in quanto “più facilmente” giudicabili da tutti.

Apro un ultimo fronte prima di chiudere il post con uno spunto e di nuovo due considerazioni: Google Circles dice nulla?

Circles, è (sarà) il social network anti-Facebook di Google… e Facebook ha il famosissimo “Like”.

Inoltre aggiungo dell’altra carne al fuoco: Bing cerca/cercherà nei “Like” di Facebook come parametro all’interno delle ricerche…

…siamo in vena di somme: quanto fa 2+2?

Acronym e Abbr: usare i tag corretti aiuta l’indicizzazione (#acronym #abbr #SEO)

Altro post nerdoso (c’è la n, non la m…). Può anche essere che mi manchi la fantasia, ma reputo l’accesso alla rete da parte di tutti una cosa molto importante e, non essendo io un’azione di carità che vive per la gloria, reputo altrettanto importante il risvolto economico della cosa.

Molto semplicemente:

  1. lavoro sulla rete
  2. più gente accede alla rete, più posso guadagnare
  3. cerco di agevolare, per quanto riguarda il mio livello, l’accesso alla rete a quante più persone possibili

Premessi questi dati di fatto, oggi scrivo di un paio di tag HTML che vengono sottovalutati e scarsamente utilizzati: ACRONYM e ABBR.

Anzitutto capiamo cos’è un acronimo e cos’è un’abbreviazione:

ACRONIMO
Un nome che viene creato utilizzando le prime lettere (o sillabe) di altre parole per formare una nuova parola che sia pronunciabile come fosse una sola.
Un paio di esempi per l’italiano: FIAT (Fabbrica Italiana Automobili Torino); CCISS (Centro Coordinamento Informazioni Sicurezza Stradale)
Ed un paio di esempi per l’inglese: HTML (HyperText Markup Language); SOS (Save Our Souls)
ABBREVIAZIONE
Una parola che è solo una rappresentazione differente della stessa parola. Solitamente si usa il punto per evidenziare la contrazione. Di norma, poi, si pronuncia come la prola base.
Per esempio: pag. per pagina; pagg. per pagine; p.zza per piazza e così via…

Sapendo queste piccole differenze, possiamo proseguire.

Spesso chi scrive i testi per un sito internet utilizza delle abbreviazioni e degli acronimi (anche di uso comune). Altrettanto spesso capita a chi trascrive questi testi di non conoscerne neppure il significato.

Il problema maggiore, però, si presenta quando chi non capisce il significato è chi legge.

In quel caso, infatti, abbiamo due diversi (grossi) problemi:

  1. comunicazione incompleta
  2. non comprensione del testo

E questi due fattori sono deleteri per quanto riguarda la comunicazione dell’azienda e, per quello che mi interessa evidenziare qui, per l’ottimizzazione sui motori di ricerca. Ricordo, infatti, che i motori di ricerca non sono altro che degli algoritmi (anche abbastanza stupidi per certi versi) he leggono le singole parole. Per una versione base di motore di ricerca, infatti, FIAT è una parola che non è riconducibile ad automobili.

Ovviamente se si prendono Google, Bing o Yahoo!  e si cerca FIAT vengono fuori risultati inerenti le automobili… se però cercassi un acronimo meno famoso?

Cerchiamo, ad esempio, RSPP. A parte il primo risultato (che evidenzia il responsabile del servizio prevenzione e protezione in wikipedia), i restanti risultati non sono rimandabili al significato dell’acronimo. Il rischio è, dunque, che si parli di RSPP per una pagina intera senza che una persona abbia la possibilità di capire cosa vuol dire la sigla.

Qui entrano in gioco i nostri ACRONYM e ABBR.

Le sintassi sono banali:

<acronym title=”Fabbrica Italiana Automobili Torino”>FIAT</acronym>

<abbr title=”pagine”>pagg.</abbr>

Scrivendo il codice in questa maniera stiamo fornendo una bella manciata di informazioni non solo al motore di ricerca, ma anche ai lettori umani. Come?

Di seguito trascrivo l’esito dei due esempi:

FIAT

pagg.

Soffermatevici sopra un attimo col mouse… appare una tooltip con la spiegazione dell’acronimo o dell’abbreviazione.

Questo utilizzo dei due tag è semplice, gestibile, manutenibile (a condizione di non riscrivere ogni volta che appare FIAT in un testo monografico l’acronimo… usate il buon senso) e, soprattutto, amico dei motori di ricerca (SEO) e delle persone con disabilità.

p.s.: piccolo trucco aggiuntivo da designer: aggiungerci un po’ di stile per evidenziare la presenza di qualcosa di diverso ed importante nella pagina, non guasta mai.

#Accessibilità online: what else? – parte 7

Concludo, con il settimo capitolo, questo ciclo di brevi articoli che ho voluto dedicare all’accessibilità.

In che modo concludo? Semplicemente riassumendo i vantaggi che l’accessibilità porta e, riprendendo il commento di Dani al primo post, portando ad esempio la Mozilla Foundation.

Accessibilità online: vantaggi

Suddividiamo immediatamente i campi in cui si possono ottenere dei vantaggi seguendo le norme legate all’accessibilità:

  • Sociale
  • Tecnico
  • Immagine e comunicazione
  • Economico

Accessibilità: vantaggi sociali

  1. Riduzione delle barriere (quindi punto 2)
  2. Maggiore uguaglianza (quindi punto 3)
  3. Minori discriminazioni (quindi punto 4)
  4. Migliore integrazione tra le persone

Accessibilità: vantaggi tecnici

  1. Elevata manutenibilità
  2. Migliore usabilità
  3. Elevata qualità del codice
  4. Conformità agli standard internazionali
  5. Minori problemi di cross-browsing e simili
  6. Leggibilità sia visiva (uomo), che automatizzata (crawler e/o brwoser testuali)

Accessibilità: vantaggi di immagine ed efficacia della comunicazione

  1. Azienda / società / prodotto / sito “amico” delle fasce più deboli o disagiate
  2. Comunicazione rivolta al 100% dei potenziali utenti
  3. Comunicazione su misura per il 100% degli utenti raggiunti
  4. Migliore scorrevolezza nei contenuti
  5. Migliore indicizzazione sui motori di ricerca (Google, Bing, Yahoo! ecc.) (quindi punto 6)
  6. Miglior posizionamento nei motori di ricerca (SEO…)
  7. Il rispetto della semantica proietta il sito verso il web 3.0

Accessibilità: vantaggi economici

  1. Riduzione dei costi di gestione e di manutenzione sul lungo periodo
  2. Riduzione delle spese di advertising online legate al SEM per determinate parole chiave
  3. Possibilità di inserirsi in mercati (per ora) poco considerati o considerati solo marginalmente (quindi punto 4)
  4. Ritagliarsi una posizione di vantaggio rispetto ai concorrenti in quanto “chi primo arriva, meglio alloggia” (giusto per capirsi…)
  5. Miglior ROI (considerati gli investimenti in comunicazione)

Ma, alla fine di tutto, perché dovrei puntare sull’accessibilità? Chi punta sull’accessibilità? Rischio solo io?

Beh, in tutta sincerità: no, non rischi solo tu. Un esempio su tutti può essere dato dalla Mozilla Foundation, la cui missione (sì, ok è mission, ma preferisco in italiano) ed il cui manifesto sottolineano l’importanza che hanno dato, danno (e quasi certamente continueranno a dare) all’accessiblità. Si pensi che il rispetto degli standard (che implica accessibilità) ha portato il browser di Mozilla (Firefox) a far crollare in pochi anni il predominio indiscusso di Internet Explorer (6.0) che aveva conquistato il 90% e passa del mercato: un esempio di investimento cospicuo e ben direzionato che ha portato un elevato ritorno.

In definitiva… accessibilità online: what else?

— FINE —

Parte 1

Parte 2

Parte 3

Parte 4

Parte 5

Parte 6

a breve estrarrò un documento di testo  – in vari formati – da quanto scritto e  lo caricherò così da non dover faticare, se interessati, tra le pagine del blog e per avere il tutto immediatamente sotto mano

Accessibilità online

#Accessibilità online: what else? – parte 4

SEO, SEM e motori di ricerca

SEO, SEM, SERP… sono termini che molti già conoscono, in ogni caso non sono altro che acronimi che hanno sempre a che fare con il posizionamento delle pagine internet sui motori di ricerca.

Come è chiaro che debba essere, quali sono i motori di ricerca su cui maggiormente un sito vuole apparire? Ovviamente i più usati e diffusi (Google, Yahoo! e Bing in primis).

Il come finire in un motore di ricerca e come salire in graduatoria non sono questioni che tratterò in questi post sull’accessibiilità  (un giorno, chissà, ne farò qualcuno specifico sui suddetti argomenti), però voglio spiegare perché è meglio fare un sito accessibile per questi fini.

Come ho spiegato nei post precedenti l’accessibilità ha tanti vantaggi sociali, umani, tecnici e così via. Fossero solo lì i vantaggi, però, sarebbero, di fatto, marginali o addirittura inutili dal punto di vista di un’azienda. Non è per cinismo – sono il primo a realizzare da anni siti accessibili – è per una mera constatazione dei fatti e della realtà: perché io (azienda) devo spendere il doppio, il triplo, una volta e mezzo… il prezzo di un sito per averlo accessbilie? Che ritorno ho?

Ok un ritorno di immagine perché perché l’azienda è vicina alle problematiche sociali: l’accessibilità non è una cosa “che si vede”, pertanto gli utenti privi di disabilità non riescono a cogliere questo aspetto sociale, quindi il ritorno di immagine non giustificherebbe l’investimento.

Un ritorno in numero di utenti a cui arriva l’esatta comunicazione: 1%? 2%? Qualcosina in più? Troppo pochi anche qui per convincere una società ad investire in accessibilità.

Un buon (ottimo) motivo, però, per cui un’azienda ha convenienza ad investire in accessibilità è dato dal fatto che, se accompagnato da un buon lavoro di SEM/SEO , l’accessibilità concorre a migliorare la scansione  e l’indicizzazione del sito.

Per essere precisi non è l’accessiblità in sè, bensì ciò che porta all’accessibilità: il codice ed i contenuti.

Questi infatti, come ricordato nei post precedenti riguardanti la semantica del codice e la semantica dei contenuti, rispettano regole standard di struttura che, guarda caso, sono molto vicine a quelle richieste da un motore di ricerca per intrufolarsi per bene a cercare nel sito. E se scrivo dei contenuti buoni, il motore di ricerca indicizza meglio i contenuti e porta a risultati più attinenti in fase di ricerca.

Che ritorno ha l’azienda che punta sull’accessibilità, a questo punto? Un ritorno intangibile nell’immediato, ma che sul medio termine (3/6 mesi) dà i suoi frutti. Il costo di una campagna pubblicitaria online, infatti, può diventare esoso (molto più di un sito accessibile) ed il ritorno non è per nulla scontato in quanto, online, la gente si fida del passaparola, di ciò che BigG gli sbatte lì come primo risultato, di quello che Bing propone come sito interessante o di quell’immagine rappresentativa data da Yahoo! a seguito di una ricerca.

I metodi di comunicazione tradizionali, qualcun(a) mi dice, non sono più molto validi…

Il fatto di posizionarsi nella prima pagina di Google è ciò a cui tutti ambiscono e, maggiormente, la prima posizione (che riceve circa il 40/50% dei click per una data stringa di ricerca). Ora: l’accessibilità, come il SEO e come tutte le tecniche varie, non sono il miracolo fatto realtà per cui anche se cerco “pterodattilo” finisco sul tuo sito che produce scope di saggina… semplicemente potrebbe essere che invece di dover cercare “Milowa” per finire sul mio sito, posso cercare “Web Agency” e trovarmelo in prima pagina… (se ci provate, come detto poco fa, non troverete Milowa – ahimé – però la trovate cliccandoci… ok, ok… la smetto con la pubblicità subdola 🙂 ).

Riprendendo un attimo le fila del discorso, concludo aggiungendo che l’accessibilità, per un’azienda, è sì un costo maggiore durante le prime fasi del progetto, però rende il progetto stesso più facilmente manutenibile da parte degli sviluppatori, pertanto riduce i costi di gestione  e manutenzione del lungo periodo.

Come si è potuto notare, quindi, un sito accessibile è di nuovo conveniente in quanto:

  1. offre maggiori possibilità di un buon posizionamento sui motori di ricerca
  2. riduce i costi di manutenzione e gestione sul lungo periodo

— continua —

Parte 1

Parte 2

Parte 3

Parte 5

Parte 6

Parte 7

Accessibilità online

#Accessibilità online: what else? – parte 3

Parlavo di semantica…

Semantica dei contenuti

Che dati andrebbero inseriti in una tabella? La mia risposta era banale: dati tabulari. Scontato? Mica tanto.

Il problema di accessibilità, infatti, non è solo un problema tecnico legato a come usare le tecnologie. Ha un lato “umano” e comunicativo.

Pare evidente che non si possa adattare la comunicazione “a priori” in tutti i casi (soprattutto nelle entità più piccole in quanto i costi di realizzazione tecnica crescerebbero all’inverosimile).

Tralasciando il “come” ed il “cosa” si dice (non è il mio campo e c’è sicuramente qualcuno (… 🙂 ) che potrebbe illuminarmi su questo), ci si può focalizzare sul “dove” vengono dette le cose. Sì, il dove.

Il flusso di una pagina HTML è molto semplice: dall’alto in basso.

Esistono tecniche attraverso i CSS per cui, benché nel codice sia scritto prima “A” e poi “B”, a video appaiono prima “B” e poi “A”.

Questo, nella maggior parte dei casi legati all’accessibilità, è fondamentale per il flusso di lettura in quanto, per esempio, un non vedente può essere agevolato nel leggere (sentire) prima i link principali, poi il contenuto del link che ha premuto e solo successivamente tutti gli altri link della pagina.

Un flusso di lettura migliore, ovviamente, agevola anche chi non è disabile, migliorando la sua esperienza utente.

Fosse tutto così semplice saremmo a posto 🙂

Aggiungiamo un piccolo ostacolo: immagini, video e contenuti multimediali.

Tutti questi elementi non vengono letti né da un disabile né, tantomeno, dai motori di ricerca (di Bing & company parlerò più approfonditamente più in là evidenziando come la cura per l’accessibilità aiuti ed agevoli il lavoro dei motori di ricerca).

Come fare per far “vedere” questi contenuti? Usando dei piccoli accorgimenti a livello di codice che consentono di descrivere il contenuto attraverso un testo alternativo. In questo modo i motori (che leggono esclusivamente il codice) trovano una descrizione dei contenuti che è comprensibile alle persone (ed ai crawler di BigG e fratelli).

Riassumendo, quindi, quali vantaggi otteniamo curando i molteplici aspetti dei contenuti?

  1. Sequenza dei contenuti adattata a seconda del pubblico di riferimento
  2. Maggiore scorrevolezza dei flussi dei contenuti
  3. Comprensione di tutti i contenuti da parte di tutti gli utenti
  4. Migliore indicizzazione delle pagine da parte di motori di ricerca

— continua —

Parte 1

Parte 2

Parte 4

Parte 5

Parte 6

Parte 7

Accessibilità online

#Accessibilità online: what else? – parte 1

PREFAZIONE

Il post sarà suddiviso in più parti in quanto potrebbe diventare lungo.

Provvederò ad updatare ogni post di questa serie di volta in volta aggiungendo i link agli altri.

Lo sfrutto, inoltre, per inaugurare una categoria che nerdizzerà il mio blog: “In provincia di HTML”. Questa sezione conterrà tutto quanto mi andrà di scrivere su una parte di quello che considero “il mio mondo”: HTML; CSS; JavaScript. La restante parte (linguaggi dinamici, database ecc.) non so se entrerà mai qui… chi lo sa?

Accessibilità online: what else?

Altre che Nespresso, qua ci vogliono almeno due o tre tazzine di accessibilità online al giorno.

Parlo avendo l’estrema fortuna di non avere bisogno di strumenti aggiuntivi per navigare online, per scrivere sul mio pc o per leggere quanto scritto su un monitor (né necessità analoghe nel “modo reale” – qualcuno, prima o poi, mi dirà perché “reale”: internet non è reale??? Vabbe’…)

Senza divagare, però, torniamo all’argomento base: due o tre tazzine di accessibilità al giorno fanno bene. Lo sostengono anche i medici.

Un sito fatto interamente in flash è figo, funzionale, bellissimo ed attrae tantissimo. Vero.

Peccato, però, che generalmente pesi tanto (in KB/MB), non venga “letto” dai motori di ricerca (a meno di usare particolari accorgimenti) e, a meno dell’utilizzo degli stessi accorgimenti di cui poc’anzi, non viene letto nemmeno dalle persone con determinate disabilità.

Un sito realizzato esclusivamente a tabelle è semplice e rapido da fare per chi non capisce un’acca di HTML ed altrettanto semplice e rapido per un webmaster che, si spera, di HTML ne capisce un po’ di più. Vero.

Peccato, però, che un dato tabulare è una cosa, l’uso delle tabelle come rappresentazione di dati (che con delle tabelle non hanno nulla a che vedere) è altro. Semantica, signori miei! Semantica! Continuiamo, poi, a non considerare le persone che, magari, non ci vedono e ti sfido io a capire che cavolo di contenuti ha una pagina quando il sito è fatto con <table> <tr> e <td> avendo a disposizione soltanto uno strumento che, all’atto pratico, legge e traduce a parole il codice…

Accessibilità: questa sconosciuta

In termini concreti, però, cos’è l’accessibilità?

Un contenuto è accessibile quando può essere usato da qualcuno con una disabilità

(trad. di html.it da http://www.w3.org/TR/WCAG10/)

In termini ancora più semplici: hai un contenuto? Chiunque dev’essere in grado di usarlo.

Perché chiunque se nel documento del WCAG 1.0 parlano di disabilità? Per un motivo abbastanza semplice e lapalissiano: chi non è disabile non è costretto a vincoli come un disabile, pertanto la condizione di disabilità è restrittiva rispetto al problema. Se vengono assolti i vincoli di accessibilità ai contenuti legati alla disabilità, in quanto condizione restrittiva, vengono automaticamente assolti i vincoli meno stringenti dati dalla condizione di “normalità” (mi venga passato il termine).

Anche solo da questa fase possiamo già evincere un primo set di vantaggi:

  1. Maggior uguaglianza: non esistono limiti dettati dalla condizione fisica di una persona per fruire dei contenuti
  2. Vantaggi sociali: essendoci meno diseguaglianze il tessuto sociale ed i rapporti interpersonali ne guadagnano
  3. Efficacia della comunicazione: il messaggio che fai passare sul tuo sito è potenzialmente percepito da un numero più ampio di utenti che lo visitano (invece di poter essere consultato da 99 visitatori su 100, perché uno non riesce ad usufruire del contenuto, può essere usato da 100/100 dei visitatori)

— continua —

Parte 2

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Parte 4

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Parte 6

Parte 7

Accessibilità online

Milowa lentamente cresce. Segui la sua evoluzione!

Pian pianino prendono forma le sezioni.

Ho aggiunto la sezione preventivi con due sottosezioni (per ora). L’idea ce l’ho molto ben chiara in mente, dovrò sfruttare le conoscenze di qualcun altro (…cun’altra…) qui affianco a me per scrivere i contenuti. Al momento riempio per i concetti che voglio debbano passare ed affinché i varii motori di ricerca inizino ad indicizzare un pochetto.

Passo dopo passo…